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Paradiso di Dante Alighieri  - La Divina Commedia

Paradiso - Divina Commedia di Dante Alighieri
Inferno

Purgatorio
Paradiso


Il Paradiso è il regno in cui le anime, deposto - almeno in linea teorica - ogni affetto terreno, vivono della gioia di contemplare e adorare Dio.
Per questa loro uniforme condizione d'essere, non solo la loro personalità umana, ma anche la loro personalità di anime beate risulta annullata: il diverso grado della loro visione di Dio e della conseguente beatitudine non vale a distinguere l'una dall'altra: sono tutte ugualmente riconoscenti a Dio per quello che è dato o non è dato ad esse di vedere e godere, tutte ugualmente felici di adempiere così la volontà divina, in un atto di amore che conforma i loro desideri al volere di Dio.
E, come interiormente, così esteriormente non c'è quasi nulla che distingua quelle anime: tutte, tranne le indimenticabili figure evanescenti che appaiono a Dante nel cielo della Luna, sono nascoste entro la luce che irraggiano intorno al loro invisibile corpo aereo; e i soli segni esteriori del loro diverso grado di beatitudine, nonché dei loro sentimenti quando parlano con Dante, sono il loro crescente splendore, man mano che si sale all'Empireo - un dato, che, ubbidendo a una norma costante, poeticamente risulta scontato in precedenza -, e la loro « danza », che arriva fino al giro vorticoso del « palio ». Di qui la sostanziale monotonia della rappresentazione scenica: luci che si avvicinano, si allontanano, s'infiammano, danzano, girano vertiginosamente su se stesse, formano circoli, lettere alfabetiche, la figura della Croce nel cielo di Marte, la figura dell'Aquila imperiale nel cielo di Giove; ma per quanto il poeta s'ingegni di atteggiare in modi diversi le luci singole e le masse luminose, l'elemento scenico, che figurativamente suggerisce talvolta, come è stato notato, « il ricordo di luminarie e di fuochi d'artifizio», ha scarsissimo rilievo poetico, e la monotonia non è vinta. Una sola volta lo spettacolo luminoso diventa poeticamente inebbriante: ed è quando Dante, appena entrato nell'Empireo, ha la prima visione della sede paradisiaca sotto la forma di una fiumana di luce tra due sponde fiorite (Par. XXX): un prodigio poetico, al cui confronto si attenua anche la bellezza di tante altre mirabili descrizioni di paesaggi reali o immaginari, che sono nella Commedia. Tuttavia normalmente la monotonia scenica è interrotta solo dalle continue comparazioni e immagini, tratte dall'esperienza terrena, le più originali e più ardite e più squisitamente elaborate di tutto il poema.
Giacché, se Dante nel Paradiso, per necessaria conseguenza della materia trattata, è assai scarsamente, rispetto alle altre due cantiche, creatore di stati d'animo e di personaggi, la mano dell'artista, nella cresciuta difficoltà della materia, appare ancora più ferma, lo studio della forma e del linguaggio è più sorvegliato e sottile, e specialmente ammirevole è lo sforzo dell'artista di tentare di esprimere, appunto per mezzo di immagini e similitudini, le eccezionali impressioni ch'egli man mano riceve da quel mondo, inesprimibili con la parola umana. Il tono particolare della cantica è perciò fondamentalmente lirico: lirismo del sublime e dell'ineffabile.
Tuttavia, come si è detto, gli affetti e interessi terreni non sono sbanditi dal Paradiso, anche se ispirati, ovviamente, solo da carità verso gli uomini e da zelo di verità e di giustizia. Il traviamento della Chiesa e degli ordini monastici, l'usurpazione di papa Bonifazio, l'assenza dell'autorità imperiale, le malefatte dei regnanti, le fazioni politiche, l'ingiustizia, l'ingratitudine; la malvagità, la corruzione generale del mondo, le personali sventure di Dante stesso, Firenze stessa sono motivi che ritornano anche in questa cantica e la riportano al tono delle pagine analoghe delle altre due: solo che qui il tono, di solito, si fa più severo solenne, perché qui sono i santi che parlano; e giudicano, lodano, condannano, affermano, prevedono, al cospetto dell'infallibile Verità che li ispira.
Il discorso di Giustiniano (in parte), di Carlo Martello, di Cunizza, di Cacciaguida, la rassegna dei regnanti da parte dell'Aquila, le invettive di San Pier Damiani e di San Pietro sono sullo stesso piano dei discorsi di Marco Lombardo, di Sapia, di Brunetto Latini, di Guido de! Duca, di Sordello, e delle invettive di Dante: la differenza è appunto tra un tono più sostenuto e un altro un poco più familiare.
Ma il motivo più insistente e più proprio della poesia del Paradiso è il pathos speculativo in generale, e metafisico-teologico in particolare.
La sete di sapere, che spinge Dante, in tutto il suo viaggio, a domandare spiegazioni di ogni sorta, ma che nell'Inferno appare sopra tutto come avidità di conoscere virtù, vizi, azioni degli uomini, la storia, diciamo, pratica dell'umanità, e nel Purgatorio non si contiene più in questi limiti, ma è già più ampio desiderio di conoscenze scientifiche, di verità etiche, politiche e metafisiche, è naturale che qui, nel Paradiso, nel regno della verità assoluta e totale e senza veli, cerchi di saziarsi quanto più abbondantemente è possibile.
Sono pochissimi i canti in cui la trattazione di problemi dottrinali - fisici e metafisici, filosofici e teologici, morali e politici - non occupi parte o anche tutta l'estensione del canto. E spetta proprio al Croce il merito di aver rivalutato l'aspetto poetico di queste discussioni dottrinali, da lui definito « poesia della didascalica ».
La drammaticità con cui Dante arriva alla conquista delle verità del pensiero e della fede, l'entusiasmo della verità conquistata - motivi non meno umani di qualunque altra umana passione, anche se non comuni tra gli uomini -dànno luogo in questa cantica, assai più spesso che non si creda, a pagine di autentica poesia: poesia dell'intelligenza, invece che poesia del cuore, e perciò ardua poesia, che richiede, a intenderla e gustarla, buona preparazione di studi, seria meditazione filosofica e religiosa, ma che, una volta gustata, potrà perfino far sentire di minor sapore quella delle altre due cantiche, che nasce da motivi umani più facili e consueti.

Tutti i Canti del Paradiso

1 Paradiso: Canto I Dante Alighieri
2 Paradiso: Canto II Dante Alighieri
3 Paradiso: Canto III Dante Alghieri
4 Paradiso: Canto IV Dante Alighieri
5 Paradiso: Canto V Dante Alghieri
6 Paradiso: Canto VI Dante Alighieri
7 Pardiso: Canto VII Dante Alghieri
8 Paradiso: Canto VIII Dante Alighieri
9 Paradiso: Canto IX Dante Alighieri
10 Paradiso: Canto X Dante Alghieri
11 Paradiso: Canto XI Dante Alghieri
12 Paradiso: Canto XII Dante Alghieri
13 Paradiso: Canto XIII Dante Alghieri
14 Paradiso: Canto XIV Dante Alghieri
15 Paradiso: Canto XV Dante Alghieri
16 Paradiso: Canto XVI Dante Alghieri
17 Paradiso: Canto XVII Dasnte Alighieri
18 Paradiso: Canto XVIII Dante Alighieri
19 Paradiso: Canto XIX Dante Alighieri
20 Paradiso: Canto XX Dante Alighieri
21 Paradiso: Canto XXI Dante Alghieri
22 Paradiso: Canto XXII Dante Alghieri
23 Paradiso: Canto XXIII Dante Alghieri
24 Paradiso: Canto XXIV Dante Alghieri
25 Paradiso: Canto XXV Dante Alghieri
26 Paradiso: Canto XXVI Dante Alighieri
27 Paradiso: Canto XXVII Dante Alghieri
28 Paradiso: Canto XXVIII Dante Alghieri
29 Paradiso: Canto XXIX Dante Alghieri
30 Paradiso: Canto XXX Dante Alghieri
31 Paradiso: Canto XXXI Dante Alghieri
32 Paradiso: Canto XXXII Dante Alghieri
33 Paradiso: Canto XXXIII Dante Alghieri