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mietitore
Canto di lavoro 
Lamento del contadino 

Vi prego tutti, o cittadini,
di ascoltare i po' eri contadini,
che dopo tanto che si lavora
e mai di pace non abbiamo un'ora.
Colla zappa e lo zappone
e lo zaino i' ssu' groppone,
giovani e vecchi, tutti armati,
noi sembriamo tanti soldati.

·Si va colla Speranza della raccolta

si spera sempre sarà di mòrta,
poi vene la ruggine e la brinata:
ecco la vita bell' e disperata.

Quando la faccenda è fatta,
qui' po' di grano che s'arraccatta
e po' viene la battitura
·e tutti còrgano co' gran premura. il..
!' prim.o frate che vien sull'aia .
saluta l' capoccia' e po' la massaia
e a sedere SI mette a l' fresco:
lo vole i' grano pe' San Francesco.

Poi c'è i' cappuccino con quella barba
che gli ci viene dopo l'alba:
padre Dionigi e San Gregorio,
accattate l'anime del Purgatorio.
Po' c'è la monica colla sacchetta,
lo vole i' gran per Santa , Lisabetta,
per mantenere l'uso e 'l sistema
e a i' contadino la raccolta scema.·

Si tratta di un canto popolare, italiano. Questa versione è stata raccolta in Toscana ne! 1965, ma l'origine delle strofe è situabile alla fine dell'Ottocento. Esso testimonia la realtà amara del lavoro
containo, espressa dai suoi diretti protagonisti. Un particola emerge sopra tutto: che molti sono coloro che vivono sul lavoro e sul prodotto del contadino, dal padrone delle terre all'amministratore ai frati e alle suore che vanno alta questua...

Questa realtà è evidentemente riferita a un tempo storico lontano e tuttavia sentito ancora come
prossimo in molte zone d'Italia, almeno fino al secondo dopoguerra

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