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Biografia di Vittorio Alfieri

Vittorio Alfieri è il maggior poeta tragico del Settecento italiano. Nacque ad Asti nel 1749 da nobile famiglia, e trascorse una giovinezza errabonda e inquieta, che descriverà poi nella Vita. Questo periodo che lo vide errare in gran parte d'Europa, si chiuse col ferreo proposito di dar vita a un teatro tragico nazionale, animato dallo spirito di libertà. 
Nelle sue diciannove
tragedie (di cui ricordiamo Saul, Filippo, Mirra, Oreste, Polinice, Virginia, Don Garzia), in opposizione al «tiranno» troviamo sempre l'eroe al quale spetta il compito di affermare, spesso con il suo estremo sacrificio, l'i-
deale della libertà.
Negli anni della maturità incontrò a Firenze la Contessa d'Albany, moglie di Carlo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra; e di lei si
innamorò rimanendole sempre devoto. Fino al 1781 visse a Firenze, poi seguì la Contessa a Roma, dove compose una delle tragedie migliori della sua maturità, l'Antigone. Oltre ai trattati, fra i quali ricordiamo quello Della tirannide, compose alcune commedie, quattro delle quali d'argomento politico e un poemetto satirico, Il Misogallo, in cui la Francia è oggetto di odio e talvolta di disprezzo. In uno dei suoi libri più noti Del Principe e delle lettere, scritto in polemica contro il razionalismo dell'epoca, esalta il forte sentimento dello scrittore, che deve sapersi sottrarre alle lusinghe del tiranno, anche quando questi sia benevolo.
Le Rime, nate da suggestioni letterarie e in 
parte petrarchesche, hanno momenti di accesa passione e rivelano l'animo dell'autore proclive alla melanconia e talvolta alla disperazione. Si spense a Firenze nel 1803.
La Contessa d'Albany, sua erede, gli eresse un 
monumento in Santa Croce.