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Biografia di Cesare Pascarella
Biografia e vita di Cesare Pascarella


1858-1870. Cesare Pascardla nasce a Roma il 28 aprile 1858 da Pasquale Pascarella di origini ciociare e da Teresa Bosisio, piemontese.
Nel 1848 Pasquale, il padre, ha fatto parte della legione romana. Di carattere piuttosto vivace il piccolo Cesare viene mandato in seminario a Frascati da
dove fugge, all'alba del 20 settembre 1870, al rombo dei cannoni dei bersaglieri.
1870-1881: Frequenta la scuola dell'Apollinare e, terminato il corso degli studi  s'iscrive all AccademIa di Bdle Arti. Insofferente della disciplina accademica, ama dipingere dal vero e questo lo porta a frequentare il famoso gruppo dei «Venticinque ddla campagna romana».
Da questa esperienza nasce
la fama di Pascarella pittore di «asinelli». Frequenta il Caffe Greco, il Circolo ArtIstico e quello ddla stampa prendendo parte a feste, serate di beneficenza, veglioni e scampagnate. Fu in una serata a beneficio dei terremotati di Casamicciola che al Teatro Costanzi Pascarella viene invitato a collaborare regolarmente al Capitan Fracassa sul quale scrivono, fra gli altri, D'Annunzio, Scarfoglio, la Serao. Sulla Cronaca Bizantina il 6 novembre del 1881 compaiono i cinque sonetti del
«Morto de campagna». Nella primavera del 1882 D'Annunzio, Scarfoglio e Pascarella partono come corrispondenti per la Sardegna.
Il Pasca, come lo chiamano affettuosamente gli amici, con il compito di illustratore.
Nel 1882 viene inviato come corrispondente del Fracassa in Spagna.
Nel 1883 passa a collaborare al Fanfulla della domenica. La direzione del Capitan Fracassa è passata a Luigi Bertelle (Vamba, l'autore del Gianburrasca).
Sul Fanfulliz nel 1883 esce «La serenata».
1881-1890. Nel 1885 Pascarella parte per un viaggio in India. Appende sulla porta dello studio: «Vado un momento in India e torno subito», uno spirito sulla scia di quello di Gandolin (Luigi Amaldo Vassallo) suo compagno di viaggio alla scoperta della Spagna nel 1886. Durante il viaggio in India Pascarella lima il poemetto «Villa Gloria» pubblicato nel 1886.  Esaltato dal Carducci in un famoso articolo pubblicato da La Nuova Antologia il poeta ebbe subito
grande fama. Adelaide Cairoli, Giuseppe Verdi, Luigi Piranddlo si commossero ai versi del Pascardla. Insieme a Trilussa e a Berto Barbarani Pascarella, che ha dizione migliore degli altri due, ottiene grandi successi nei teatri di mezza Italia. Nel 1887 pubblica sul Fanfulla della Domenica «Cose der monno» e su L'Illustrazione Italiana «L'allustrascarpe filosofo». Va a vivere insieme al padre in via Laurina dove, coltivando piante sul grande terrazzo, si scopre il pollice verde.
1890-1895. li 1890 è l'anno de La Scoperta de l'America. Grande successo di pubblico, critiche velenose di Francesco Sabbatini, direttore del foglio romanesco Cassandrino e di Giggi Zanazzo, direttore del Rugantino. A Bologna nel 1895 Carducci presenterà al Teatro Comunale il poemetto pascarelliano che si conquista anche l'ammirazione di Emile Zola. Nel 1895 Cesare Pascarella mette sulla carta i primi versi di «Storia nostra», l'opera che sarà il tormento di tutta la sua vita e che resterà incompiuta malgrado alcuni bellissimi sonetti. Nel 1900 esce l'edizione de «I Sonetti»  e nel 1920, «Le prose», notevole il «Viaggio in Ciociaria».
Nel 1899 visita l'Uruguay e l'Argentina raggiungendo la Terra del Fuoco.
Non fanno più notizia i suoi  viaggi nel centro Europa e m Egitto. Nel 1930 Viene nommato Accademico d'Italia. L'Accademia è stata fondata da Benito Mussolini nel 1929. Sfoltita dalla morte la schiera dei suoi amici, afflitto da sordità, il poeta si isola sempre di più. Muore 1'8 maggio 1940 nella sua casa di piazza del Popolo, assistito dal portinaio. Solitudine estrema.



OPERE E CRIllCA
Tutte le opere di Cesare Pascarella furono pubblicate a cura dell' Accademia dei Lincei dall'editore Arnoldo Mondadori. La prefazione fu stesa da Emilio Cecchi e collaborarono alle note e alla sistemazione del manoscritto
Emilio Cecchi, Pietro Paolo Trompeo, Luigi Huetter e per una minima parte Antonio Baldini. li primo volume che contiene «I Sonetti, Storia Nostra, le Prose» uscì con la data Milano 1955. li secondo, comprendente «I taccuini», a cura di M. Aurigemma fu pubblicato sempre dallo stesso editore nel 1955.
A cavallo del secolo Pascarella ebbe una grande popolarità, testimoniata dai molti saggi critici usciti ad illustrare la sua opera. Sulla rivista romana Urbe collaborarono a numeri speciali dedicati a Pascarella G. De Rossi, U. Fleres, M. Menghini, A. J andolo, E. Veo. Altri contributi sono dovuti a Cesare Pascarella (nipote), G. Galassi Paluzzi, A. Mufioz, O. Sgambat e altri. (Cfr. i numeri dell'Urbe del giugno 1940 e marzo aprile 1958.)
La fama del giovane Pascarella si deve alla famosa recensione di Giosuè Carducci che per i sonetti di Villa Gloria decretò al poeta la corona dell'epica. L'articolo uscì nella Nuova Antologia (primo luglio 1886, poi nell'Opera Omnia di Giosué Carducci,
Non potendo dare qui conto dei numerosi e a volte illuminanti articoli e saggi pubblicati su giornali e riviste, ci limitiamo a segnalare quelli che a noi sembrano contribuire maggiormente ad una migliore conoscenza di Pascarella: Giorgio Vigolo, «Sonetti di Pascarella», in Primato, giugno, 1940; Pietro Pancrazi, «La morte di Cesare Pascarella», in Corriere della Sera, 13 maggio 1940; Ettore Paratore, «L'influsso belliano, in La scoperta de l'America», in Studi belliani, Atti del I Convegno, Roma, 1965,  E ancora: L. Felici, «li romanesco di Pascarella», in Diverse Lingue, 2 ottobre 1966.

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