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Frasi di Sandro Pertini


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Frasi di Sandro Pertini
Sandro Pertini poesie report on line
Sandro Pertini frasi, citazioni  e pensieri di Sandro Pertini

Sandro Pertini è stato eletto presidente della Repubblica l'8 luglio 1978 con 832 voti su 995: un consenso senza precedenti.Dovunque andasse la gente gli stringeva la mano, anche all'estero. Secondo lo storico Gianni Bisiach il carisma di Sandro Pertini nasceva dal suo passato.

Il 25 aprile noi abbiamo conquistato la libertà per il nostro paese. Ma questa libertà è una conquista fragile se non esalta la dignità di ogni singolo individuo
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È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.
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Chi è disoccupato, chi è in miseria, i pensionati che hanno una pensione non sufficiente a vivere con decoro, sentono umiliata la loro dignità di uomini e non possono quindi considerarsi liberi.
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Bisogna lavorare, lavorare con tenacia, per costruire una società più giusta e più umana. Solo in questo modo la libertà potrà essere goduta veramente da tutto il popolo italiano.
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I più pensano che in politica bisogna far tacere la coscienza e che quindi vi sia una morale per l'uomo politico ed una per l'uomo privato. Per me la morale è una sola: chi è canaglia nella vita politica resta canaglia anche nella vita privata
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Ai vecchi perchè ricordino; ai giovani perchè sappiano quanto costi riconquistare la libertà perduta.
Frasi di Sandro Pertini 
Roma , marzo 1983
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I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi, di onestà, di coerenza e di altruismo
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Mi hanno insegnato ad amare i poveri
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Per questa mia fede vigorosa sono pronto non solo ad entrare nuovamente in carcere, ma, se necessario, anche a morire.
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 Mia madre era fiera di me; anche se non condivideva le mie idee mi stimava e mi amava.
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Si, io sono Sandro Pertini e sono un uomo di fede
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Sono socialista, da più di mezzo secolo. Per me socialismo vuol dire esaltazione della dignità dell'uomo.
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Il socialismo non può andare disgiunto dalla libertà. Ecco perché io mi sono battuto accanitamente e tenacemente contro il regime fascista, che era la negazione di tutte le libertà.
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Per me, socialista, ripeto, non vi può essere libertà senza senza giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.
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Dai fumatori si può imparare la tolleranza. Mai un fumatore si è lamentato di un non fumatore.
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Mussolini si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l'insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all'ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare Hitler che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte.
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Io ero pacifista ma andai volontario in guerra perché se a combattere dovevano andare i figli degli operai e dei contadini, dovevo andarci anche io.
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Il modo migliore di pensare ai morti è pensare ai vivi.
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Libero fischio in libero Stato.
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Se c'è qualche scandalo, se c'è qualcuno che dà scandalo, se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato.
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Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato anche con mazze e pietre.
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Il fascismo è l'antitesi della fede politica, perché opprime tutti coloro la pensano diversamente.
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Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente.
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Sono al fianco di chi soffre umiliazioni e oppressioni per il colore della sua pelle. Hitler e Mussolini avevano la pelle bianchissima, ma la coscienza nera. Martin Luther King aveva la pelle color dell'ebano, ma il suo animo brillava della limpida luce, come i diamanti che negri oppressi estraggono dalle miniere del Sudafrica, per la vanità e la ricchezza di una minoranza dalla pelle bianca.
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L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.
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Oggi la nuova resistenza consiste nel difendere le posizioni che abbiamo conquistato; difendere la Repubblica e la democrazia.
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Oggi servono due qualità: l'onestà e il coraggio.
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L'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite.
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Lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.
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Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.
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Dal discorso di Insediamento di Sandro Pertini, 9 luglio 1978
L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.

L'Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della Carta costituzionale che si riferiscono all'insegnamento e alla promozione della cultura, della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi.

Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino. La disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione. Questo, chi vi parla, può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ha dovuto fare l'operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci, se non vogliamo che migliaia di giovani,
privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva, e disperati, si facciano strumenti dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli.

Questo diciamo, perché vogliamo la libertà, riconquistata dopo lunga e dura lotta, si consolidi nel nostro paese. E vada la nostra fraterna solidarietà a quanti in ogni parte del mondo sono iniquamente perseguitati per le loro idee. Certo noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta.

Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata. Tuttavia essa diviene una fragile conquista e sarà pienamente goduta solo da una minoranza, se non riceverà il suo contenuto naturale che è la giustizia sociale.

Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l'hanno voluta coloro che la conquistarono dopo venti anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento. Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona.

Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi.

Rendo omaggio a tutti i miei predecessori per l'opera da loro svolta nel supremo interesse del paese. Il mio saluto al senatore Giovanni Leone, che oggi vive in amara solitudine.(Riferendosi alla vicenda dello Scandalo Lockheed che portò il Presidente Giovanni Leone a dimettersi.)

Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza.

Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere. Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.

Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell'amore di patria e nell'aspirazione costante alla libertà e alla giustizia.

 Per giustificare il gesto di mia madre, che io ho amato immensamente, devo spiegare com'erano andate le cose. Quando lei era venuta a trovarmi a Regina Coeli, e io ero sotto processo, mi feci promettere che non avrebbe mai compiuto atti di debolezza, e soprattutto non avrebbe presentato domanda di grazia. La povera donna disse di sì. Ma accadde che io, a Pianosa, mi ammalai così gravemente da essere ridotto in fin di vita, e alcuni miei amici di Savona vennero a conoscenza della situazione.
Allora andarono da mia madre e la pregarono, la esortarono ad intervenire. Ma mia madre disse: «No, avevo promesso a Sandro di non compiere nessun atto di debolezza, di non fare nessuna domanda di grazia» Ma questi insistettero «Guardi che suo figlio è gravemente ammalato, lei sola lo può salvare». La povera donna fece la domanda. 
E io commisi una crudeltà che ancora adesso mi pesa. Per due mesi non scrissi a mia madre, finché venni a sapere la verità, e allora ripresi la corrispondenza.

La lettera di rimprovero che  Sandro Pertini inviò  alla madre
Pianosa, 23 febbraio 1933
Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto, ti pentiresti amaramente di aver scritto una simile domanda. 
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre e questo non 
debbo mai dimenticarlo. 
Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? 
Lo 
sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con animo lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportato la prigionia. 
È l’ultima cosa di veramente grande e 
puro , che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? 
Perché, mamma, 
perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza? 
E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia 
potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la mia libertà. 
Tu che mi hai sempre compreso che tanto andavi orgoglioso di me, hai potuto 
pensare questo? 
Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto. 
Lo so, più di te sono colpevoli coloro che ti hanno consigliata di compierlo. Vi sono stati spinti dall’amicizia che per me sentono e dalla pietà che provano per le mie condizioni di salute?
Ma pietà ed amicizia diventano sentimenti falsi e disprezzabili, quando fanno compiere simili azioni. Mi si lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita. 
Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Ma mi sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un cosi vergognoso mercato? E tu povera mamma ti sei lasciata persuadere, perché troppo ti tormenta il pensiero, che io non ti trovi più al mio ritorno. Ma dimmi, mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? Come potrei vivere vicino, dopo aver venduto la mia fede, che tu hai sempre tanto ammirata?
No mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in carcere, ma puro d’ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vederlo vicino colpevole, però, d’una vergognosa viltà. 
Che male ho fatto per meritarmi questa offesa?
Forse ho peccato di orgoglio, quando andavo superbo di te, che con fiera rassegnazione sopportavi il dolore di sapermi in carcere. E ne parlavo con orgoglio ai miei compagni. E adesso non posso più pensarti, come sempre ti ho pensata: qualche cosa hai distrutto in me, mamma, e per sempre. È bene che tu conosca la dichiarazione da me scritta all’invito se mi associavo alla domanda da te presentata. Eccola: “ La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente. 
Non mi associo, quindi, ad una simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme. 
Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta. Ed adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte di me, dopo questo tuo atto.
E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte fino ad aggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai fatto. Solo così riparata sarà l’offesa, che è stata recata alla mia fede ed il mio spirito ritroverà finalmente la sua pace. 

Ti bacio tuo Sandro.

P.S. Non ti preoccupare della mia salute, se starai molto priva di mie lettere.

Pianosa, 23 febbraio 1933

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