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Poeti Emergenti -
Perdono di Stefano Ratti -


Ricordo il tuo viso, i tuoi capelli, il tuo sorriso, i tuoi occhi, le tue lentiggini sul viso. Ricordo il tuo costume, il mio sguardo sfacciato sui tuoi seni, le tue guance diventare rosse, il nostro imbarazzo da quattordicenni, le nostra voglia di stare insieme. Ricordo le passeggiate in riva al lago, la complicità dei nostri sguardi, la magia del primo bacio, i nostri corpi abbracciati, le promesse date, mano nella mano. Ricordo una telefonata, l’immagine di uno schianto, la corsa di un auto pirata, il motorino sull’asfalto, una giovane vita spezzata. Il viso sul terreno, il sapore della povere, carne, dolore, sangue, metallo, il mondo stesso morire, in una massa, in un groviglio, Ricordo un tempo inesistente, e ore interminabili, un silenzio pesante, un cielo senza luci, i sogni ormai alla fine. Ricordo la mia stanza solitaria, il mormorio, dei miei pensieri, il vuoto dentro l’anima, il vuoto tra le mani, la vita senza più importanza. In alto, più in alto, è così facile, da dieci metri sull’asfalto, un salto per finire, un semplice salto. Ricordo la paura, e il pensiero volare. Cosa ho dato a questa vita? Non ho dato ancora niente, e ho paura, ho paura. Il tempo passa come sempre, a scuola, ogni mattina, una ragazza mi sorride, un bambino mi saluta, la vita che mi chiama a vivere. Mi è rimasto il tuo ricordo, l’inganno dei nostri sogni. Amore mio, ti chiedo perdono. Mi perdoni, se cerco di essere felice.