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La leggenda delle stagioni
di Gaster
Una volta il grande dio Telipinu, che porta la fertilità sulla terra, si adirò per le cattiverie degli uomini e decise di nascondersi.
Tanto grande era la sua collera che non badò neppure a come s'infilava gli stivali: Infilolò stivale destro al piede Sinistro e quello sinistro al piede destro, e s'incamminò imbronciato, a lunghi passi pesanti.
Tutto, allora, fu sottosopra sulla terra. Pareva che la primavera e l'estate non sarebbero più giunte; fiumi e laghi restavano gelati, la neve si rifiutava di sciogliersi, tutti gli alberi rimanevano spogli...
Gli dei, allora, cominciarono a cercare il loro fratello; e cercarono in alto e in basso,cercarono sulle montagne e lungo i fiumi, ma, non riuscirono a trovarlo. Intanto la terracontinuava a languire, e si vedeva ora che gli uomini, e persino gli dei, si trovavano in una gravIssima situazlone.La regina del cielo mandò allora a chIamare una piccola ape.
Piccola ape - le disse - vai e cerca Telipinu!
Quando l'avrai trovato, trafiggi le sue mani e i suoi piedi con il tuo pungiglione.
Allora, certamente, egli si riscuoterà; e quando si sarà riscosso, spalmalo con la tua cera, e portamelo qui!L'ape partì ronzando e volò sulle alte cime dei monti, sulle valli profonde, sui corsi d'acqua.
E, finalmente, giunse in una foresta e trovò Telipinu profondamente addormentato.In men che non si dica, la piccola ape trafisse con il suo pungiglione le mani e i piedi del dio, poi ritornò dalla reg!na del cielo: - Ho ritrovato Tellpmu - le riferì - ma non mi è propro possibile ncondurlo qui da sola. La dea, allora, chiamò un'aquila, e le comandò di partire insieme all'ape e di riportareindietro il dio.

Fu una lunga, ansiosa attesa, ma, finalmente, una macchiolina apparve all'orizzonte, simile a una piccola nuvola nera; ed ecco, al suo apparire, rimbombare il tuono e guizzare il fulmine.
Gli dei, impauriti si strinsero gli uni agli altri. Improvvisamente ecco avvicinarsi il continuo, costante ronzio di un'ape in volo.

La nera nube cominciò ad assumere contorni familiari, e agli occhi degli dei apparve l'aquila, che a rapidi colpi d'ala si avvicinava con Telipinu in equilibrio tra le sue ali.
Poco dopo, l'uccello si posò: immediatamente, alcuni servi avanzarono recando nelle mani tazze di nettare e grandi coppe di panna.

Non appena  l'adirato dio ebbe mangiato e bevuto, l'ira e il furore gli scomparvero dal viso.
Intanto sulla terra i mortali cercavano in tutti i modi di farsi perdonare dal dio: aprirono porte e finestre, vuotarono la cenere e i rifiuti, lavarono e scoparono gli interni delle case e cantarono inni al dio Telipinu.
A un tratto parve che i venti freddi invernali si acquetassero, e dalle finestre e dalle porte aperte penetrarono le prime brezze della primavera.

da Le più antiche storie del mondo

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