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Michelangelo: Sacra Famiglia .- Tondo Doni

Sacra Famiglia - Tondo Doni
di Michelangelo

Verso il 1504
tempera su legno, diametro m 1,20
Firenze, Uffizi

Immagini della natività

Michelangelo Pittore

Fin dal 1490 si parlava delle doti eccezionali di un giovanissimo, Michelangelo Buonarroti ma  nel 1494, all'avvicinarsi di Carlo VIII, aveva lasciato Firenze, dove torna nel 1495 e, per rimanervi abbastanza a lungo, nel 151.
Michelangelo è nato a Caprese nel 1475; tredicenne vien posto a bottega dal Ghirlandaio.
Non vi rimane a lungo: vuole diventare scultore, e si mette a studiare col Bertoldo, un seguace di Donatello, che teneva scuola nel giardino Mediceo, in piazza San Marco. Lo nota subito Lorenzo il Magnifico, che lo prende sotto la sua protezione e lo introduce nella sua cerchia neo-platonica di filosofi letterati.
Neoplatonica è dunque l'impostazione della cultura di Michelangelo e neoplatonica rimarrà fino alla fine la sostanza ideale della sua opera di artista, ma anche della sua intensa, tormentata vita religiosa.
Il primo dipinto sicuro di Michelangelo è il Tondo Doni (1504 c.): e l'immagine formata dal nodo, ritorto delle figure chiuse entro il tondo e tuttavia solide e aggettanti come se questo fosse una sfera di vetro, è l'opposto de l'immagine espansa, sfumata, inafferrabile dei dipinti di Leonardo.
Dove tutto è fenomeno, mentre qui tutto è più che simbolo, concetto: « la Vergine e San Giuseppe appartengono per nascita al mondo del Vecchio Testamento sub gratia.
I nudi  rappresentano il  mondo pagano.
Il San Giovannino è il legame tra i due mondi » (Tolnay).
Il tema del succedersi delle generazioni, lo stesso che Leonardo affronta nella Madonna con Sant'Anna,  è neoplatonico:. Leonardo lo interpreta nel senso delle generazioni naturali, Michelangelo nel senso delle generazioni storiche, del sormontarsi degli evi.
Il concetto è una verità che raggiunge la mente senza interessare i sensi; poiché qui le immagini sono la forma di concetti, non hanno alcun rapporto con l'esperienza, sensoria, sono insensibili all'aria e alla luce, hanno contorni duri e colori freddi.
Diceva Michelangelo che la pittura è tanto più buona quanto più è simile alla scultura; e l'eccellenza della scultura consisteva nella vittoria sulla materia.
In quest'opera Michelangelo non si propone di simulare con la pittura il forte rilievo della scultura: vuoI fare opera di pittore vincendo la debolezza della pittura, la sua soggezione alla materia.
La materia della pittura è il colore: si propone dunque di vincere la mutevolezza, la sensibilità del colore all'aria e alla luce.
Ogni colore è dato nella sua qualità pura, archetipa, di giallo, rosso, azzurro; i colori sono accostati in modo che nessuna fusione, nessuna reazione reciproca sia possibile; il chiaroscuro non è ottenuto con l'aggiunta di bianco o di nero, ma graduando la stessa tinta dalla nota più intensa e profonda alla nota più chiara ed alta.
Non per questo la forma-concetto è immobile, statica.
Il nodo plastico delle figure non è al centro: la simmetria arresterebbe il moto a spirale della forma, priverebbe di ogni evidenza il concetto del sormontarsi e scavalcarsi dei tempi.
Questo moto non può localizzarsi in gesti, perché cosi si avrebbe la rappresentazione di un fatto e non di un concetto; né, come in Leonardo, trasmettersi dallo spazio alle figure, perché lo spazio, il fondo, è anch'esso costruito in funzione del concetto (il parapetto che separa il mondo ebraico-cristiano dal pagano, i nudi, San Giovannino).
Nasce dunque entro la piramide del gruppo da un concatenarsi di spigoli, vivi (le ginocchia della Madonna e di San Giuseppe, il braccio della Madonna, la cui flessione è ripetuta in senso inverso da quello del Bambino etc.) che costituiscono gli scatti del ritmo a spirale ascendente dell'insieme. Proprio perché questi atti non hanno un significato in sé, ma sono come sorgenti di forza o di spinta per tutto il gruppo, la muscolatura è turgida e tesa: non in funzione di uno sforzo reale, ma come pura carica di energia per un ritmo astratto di curve e di angoli.
Michelangelo, infine, non vuole soltanto esprimere la forza, ma la forza del concetto: sono le idee che mettono in moto la realtà, determinano il succedersi delle epoche, la storia.
Esattamente quello che, negli stessi anni e in quella stessa Firenze repubblicana, pensava Niccolò Macchiavelli.

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