
Il brano è tratto dal romanzo I Malavoglia dello scrittore verista Giovanni Verga Vi è magistralmente descritto il dramma di comare Maruzza, nuora di padron 'Ntoni, che ha perso il
figlio Luca nella battaglia navale di Lissa (1866).
Fa da contorno al grande dolore di Maruzza il mondo di un piccolo centro siciliano, Aci Trezza: le notizie circolano con difficoltà sia per disinformazione che per quell'abitudine di dire e non dire, di voler far capire piuttosto che parlare apertamente. In attesa di avere notizie del figlio, la Longa (così è soprannominata Maruzza) quasi impazzisce: è sempre sulla soglia di casa nella speranza di scorgere il figlio che ritorna; di notte e di giorno sente l'arsura quasi fosse lei naufragata in quel «mare di Trieste». Padron 'Ntoni è coinvolto: non va più in mare a pescare e decide di recarsi con la nuora a Catania, per avere notizie certe.
Qui un impiegato con freddezza burocratica comunica che il marinaio Luca è morto, 40 giorni prima, nella battaglia di Lissa.
La Longa sviene: trasportata a casa su un carro, rimane a letto per alcuni giorni.
Chiusa nel suo dolore, la donna trova conforto nella chiesa di Aci Trezza, davanti alla statua dell'Addolorata: il corpo di Cristo disteso sulle ginocchia della Vergine le sembra il ritratto del suo Luca, lei, come l'Addolorata, sente conficcate nel cuore le spade del dolore.
La Longa resta in chiesa fino a sera, accasciata sui ginocchi davanti all'altare: «le donne chiamavano anche lei madre addolorata».
La Madre addolorata -
da I Malavoglia -
Il giorno dopo cominciò a correre la voce che nel mare verso Trieste ci era stato un combattimento tra i bastimenti nostri e quelli dei nemici, che nessuno sapeva nemmeno chi fossero, ed era morta molta gente; chi raccontava la cosa in un modo chi in un altro, a pezzi e bocconi, masticando le parole. Le vicine venivano colle mani sotto il grembiale a domandare se Comare Maruzza ci avesse il suo Luca laggiù, e stavano a guardarla con tanto d'occhi prima d'andarsene.
La povera donna cominciava a star sempre sulla porta, come ogni volta che succedeva una disgrazia, voltando la testa di qua e di là, da un capo all'altro della via, quasi aspettasse più presto del solito il suocero e i ragazzi dal mare.
Le vicine domandavano pure se Luca arvesse scritto, o era molto che non riceveva lettere di lui. - Davvero ella non ci aveva pensato alla lettera; - e tutta la notte non poté chiudere occhio, e aveva sempre la testa là, nel mare verso Trieste, dov'era successa quella ruina, e vedeva sempre suo figlio, pallido e immobile, che la guardava con certi occhioni sbarrati e lucenti, e diceva sempre di sì, come quando lo avevano mandato a fare il soldato - talché sentiva anche lei una sete, un'arsura da non dirsi - In mezzo a tutte le storie che correvano per il villaggio ed erano venuti a raccontargliele, le era rimasto in mente di uno di quei marinai che l'avevano pescato dopo dodici ore, quando stavano per mangiarselo i pescicani, e in mezzo a tutta quell'acqua moriva di sete. Allora la Longa, come pensava a quell'uomo che moriva di sete in mezzo a tutta quell'acqua, non poteva stare dall'andare ad attaccarsi alla brocca, quasi ce l'avesse avuta dentro di sé quell'arsura, e nel buio spalancava gli occhi, dove ci aveva sempre stampato quel cristiano.
Coll'andare dei giorni, nessuno parlava più di quello che era successo; ma come la Longa non vedeva spuntare la lettera, non aveva testa né di lavorare né di stare in casa; era sempre in giro a chiacchierare di porta in porta, quasi andasse cercando quel che volesse sapere. - Avete visto una gatta quando ha perso i suoi gattini? - dicevano le vicine.
La lettera non veniva però. Anche padron 'Ntoni non s'imbarcava più e stava sempre attaccato allgonnelle della nuora comè un cagnolino.
Alcuni gli dicevano: - Andate a Catania che è paese grosso, e qualcosa sapranno dirvi.
Nel paese grosso il povero vecchio si sentiva perso, peggio del trovarsi in mare di notte, e senza sapere dove drizzare il timone.
Infine gli fecero la carità di dirgli che andasse dal capitano del porto, giacché le notizie doveva saperle lui. Colà dopo averlo rimandato per un pezzo da Erode a Pilato, si misero a sfogliare certi libracci e a cercare col dito sulla lista dei morti.
Allorché arrivarono ad un nome, la Longa, che non aveva ben udito, perché le fischiavano gli orecchi, e ascoltava bianca come quelle cartacce, sdrucciolò pian piano per terra mezzo morta.
Son più di quaranta giorni - conchiuse l'impiegato, chiudendo il registro.
Fu a Lissa; che non lo sapevate ancora?
La Longa la portarono a casa su d'un carro, e fu malata per alcuni giorni.
D'allora in poi fu presa da una gran devozione per l'Addolorata che c'è sull'altare della chiesetta, e le pareva che quel corpo lungo e disteso sulle ginocchia della madre, con le costole nere e i ginocchi rossi di sangue, fosse il ritratto del suo Luca, e si sentiva fitte nel cuore tutte quelle spade d'argento che ci aveva la Madonna.
Ogni sera le donnicciuole, quando andavano a prendersi la benedizione, e compare Cirino faceva suonare le chiavi prima di chiudere, la vedevano sempre li a quel posto, accasciata sui ginocchi, e la chiamavano anche lei 'madre addolorata'.
| < Prec. | Succ. > |
|---|




