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Racconti di Natale - A. M. Gobbi Belcredi: Milano nel viaggio postumo dei Re Magi

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Leggende e Storie di Natale









Natale, Poesie di Natale, Capodanno, La Befana
I Re Magi Melchiorre, Baldassare e Gaspare



Tra storia e leggenda: Milano nel viaggio postumo dei Re Magi

linea fiori
Chi erano veramente i Magi? Re o principi di piccoli e lontani Stati nel cuore dell' Asia misteriosa, o filosofi
che sapevano di scienza e di astronomia, o sacerdoti di un mistico culto del sole e degli astri?
E venivano dall' Arabia deserta; o dalla Mesopotamia; o dalla Persia, paesi tutti che la Scrittura indica generalmente col nome di Oriente?
Recavano al divino Infante le loro offerte, secondo la consuetudine dei Persiani, dei Caldei e di tutti i popoli orientali in genere, la quale non voleva si comparisse dinanzi ai re se non con qualche presente.
E le loro offerte si prestavano facilmente al simbolo: oro per sollievo alla povertà, incenso contro il fetore della stalla, mirra per consolidare le tenere membra del Bambino; mistici rimedi alla miseria, al peccato, alla debolezza umana.
Non immaginavano certo, giunti alfine stanchi alla meta e inginocchiatisi presso Gesù, che un ben piu lungo viaggio avrebbero compiuto le loro spoglie mortali, e che queste avrebbero trovato infine riposo in una città nordica tanto lontana dalle ardenti sabbie del deserto nativo.
La leggenda non abbandona i Re Magi alle porte di Betlemme.
Cirillo Monaco narra che, al ritorno, essi passarono per monti e spelonche terminando la vita in un eremo.
Altri vuole che, dopo la risurrezione di Cristo, S. Tommaso apostolo sia andato nella loro terra, li abbia
battezzati e fatti compagni di predicazione, e che poi essi, uccisi dagli idolatri, abbiano subito il martirio.
Quale che sia stata la loro fine, è a S. Elena, la pia madre di Costantino, che si attribuisce, oltre al
ritrovamento della Croce e del Sepolcro di Cristo, quello delle ossa dei Re Magi e il loro trasporto a Costantinopoli. Questa città, detta in quei tempi la seconda Roma cristiana, si andava infatti arricchendo di tutti i tesori di Oriente, non esclusi i corpi dei Santi, per la cui ricerca, culto e venerazione non si guardava a sacrifici.
Eustorgio, vescovo di Milano -narrano ancora le antiche cronache - si reca a Costantinopoli per avere
la conferma imperiale della sua elezione, fatta dal popolo milanese.
E l'imperatore accompagna la conferma con il dono delle reliquie dei Re Magi.
Eustorgio fa allestire allora un grandioso avello marmoreo, in cui depone i corpi santi che iniziano cosi,
verso il 350 d.C., il loro viaggio verso il nord: su di un semplice carro, tirato da una coppia di buoi.
Nell'attraversare i selvaggi Balcani un lupo uccide uno dei buoi.
Ma Eustorgio non si perde d'animo e comanda al lupo di lasciarsi mettere il giogo per tirare il carro fino a Milano. Qualcuno assicura, anzi, che col bue superstite si sia aggiogato lo stesso Eustorgio!
Ma arrivato il carro là dove scaturisce la sorgente di S. Barnaba, la sacra urna diviene cosi pesante da non poter essere rimossa.
Segno divino - pensa Eustorgio - e si affretta ad erigere in quel punto la basilica detta dapprima
« Trium Magorum », poi S. Eustorgio.
In un capitello, un rozzo bassorilievo rappresenta infatti la leggenda de! lupo trainante il carro.
Da allora vere turbe di popolo giungevano ogni anno a Milano, da paesi vicini e lontani, per adorare le sacre spoglie. Ma nel 1162 la collera di Federico Barbarossa si sfoga terribile contro la città.
I padri si affrettano a trasportare le reliquie dalla chiesa di S. Eustorgio, allora in località quasi deserta e quindi piu esposta ai colpi di mano del nemico, a quella di San Giorgio in Palazzo; esse vengono nascoste dentro la torre, sotto una tavola di marmo, senza iscrizione né segno alcuno.
Ma alla furia del saccheggio e della rapina non si sottraggono neppure le spoglie dei Re Magi.
AI seguito dell'imperatore è Rainaldo, cancelliere dell'Impero e vescovo scismatico di Colonia; un cavaliere milanese d'alto rango, per avere salva la vita, lo prega d'interporre i suoi buoni uffici presso l'imperatore: in compenso gli mostrerà il luogo nel quale i Milanesi hanno celato i corpi dei Re Magi. Rainaldo promette, e il cavaliere rivela il nascondiglio.
E poiché, dopo il generale eccidio, agli invasori è concesso dal Barbarossa, come diritto di guerra,
di dividersi le spoglie della vinta città, Rainaldo, ritenendo non esservi per lui spoglia migliore di quella dei
corpi santi, trafuga le reliquie per portarle a Colonia.
L'11 giugno 1164 le sacre spoglie iniziano cosi il loro terzo viaggio: Il giorno seguente, da Vercelli, Rainaldo detta la famosa lettera nella quale annuncia ai Coloniesi il felice inizio della spedizione, esalta il
valore del tesoro che recherà loro e per il quale la chiesa e la città di Colonia avranno eterno splendore. Infine incita i suoi concittadini alla preghiera perché il cielo l'assista durante il viaggio irto di pericoli, e li esorta a ricevere degnamente tanto dono.
I sacri resti varcano le Alpi per il Moncenisio e, attraversando Borgogna e Champagne fra lo scampanio
festoso di tutti i paesi, il 24 luglio giungono a Colonia.
I Milanesi non dimenticarono però di essere stati, in Occidente, i primi possessori delle sacre ossa.
Il culto dei Re Magi non illanguidi per il trafugamento compiuto da Rainaldo: si direbbe anzi che per la perdita subita la pietà dei nostri padri si acuisse sempre piu nella ricerca di forme e manifestazioni nuove che esprimessero al vivo il dolore per il danno sofferto.
Nel luglio 1401 Giovanni Galeazzo Visconti duca di Milano, di pieno accordo col clero e col Comune,
ordinò si sborsassero ogni anno venticinque fiorini per una grande funzione espiatoria, e mise in onore la
festa dei Re Magi, che si ripeté ogni anno fino ai tempi di S. Carlo Borromeo.
Questa rappresentazione religiosa dell'arrivo dei Re Magi a Betlemme, ricavata dal Vangelo di S. Matteo, era, come d'uso a quel tempo, un misto di sacro e di profano, Essa aveva luogo il giorno dell'Epifania o, secondo alcuni, il giorno successivo, ed era per Milano ciò che nelle altre città chiamavasi « Befana », rimasuglio di istituzioni religiose medioevali.
Su maestosi cavalli, apparivano in pubblico, con le teste incoronate, i tre Magi, narrano le antiche cronache. Erano circondati da cavalieri vestiti sfarzosamente, accompagnati da un numerosissimo seguito di valletti con scimmie e babbuini.
Precedeva una stella dorata che dalla Porta esterna della città scivolava fin sulla chiesa che custodiva le reliquie. Cosi composto, il corteo arrivava alle Colonne di S. Lorenzo.
Ivi, seduto in trono, attendeva il re Erode, circondato dai suoi scribi e dai sapienti più illustri.
E a lui i Re i Magi rivolgevano la biblica domanda: « Dov'è il. Re dei Giudei, che è nato?
Conciossiaché noi abbiamo veduta la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo ».
Sfogliavano i sapienti, e poi rispondevano: « In Betleem di Giudea: perciocché cosi è scritto per lo profeta».
Udito ciò, i tre Re, che portavano nelle mani aurei vasi con oro, incenso e mirra, seguendo la stella che li
precedeva, frammezzo a moltitudine sterminata di uomini e d'animali, fra il clamore di innumerevoli trombe e di cembali, proseguivano il cammino verso S. Eustorgio. Quivi, a Iato dell'altar maggiore, era preparato il Presepio col Bambino Gesu fra le braccia della Vergine Madre, col bue e l'asinello.
I Magi offrivano i loro mistici doni; poi, durante un breve, simulato sonno, erano avvertiti da un angelo di ritornare in patria per altra via, secondo l'avvertimento biblico.
E cosi non piu per S. Lorenzo, ma per Borgo S. Croce e Porta Romana facevano ritorno alle loro case.
Il concorso di popolo, dame e cavalieri e chierici era tale che qualcosa di simile giammai era stato visto.
Molti Papi, intanto, fra i quali Pio IV e Gregorio XIII, inviavano brevi all' Arcivescovo di Colonia reclamando le reliquie; anche Alessandro VII ci si provò, ma per i tempi che correvano e per altre circostanze, non ebbe più successo degli altri. Vane riuscirono pure le sollecitazioni degli Arcivescovi Borromeo e Litta per ottenere almeno uno dei tre corpi o parte d'uno di essi.
Solo nel 1903, dopo oltre 700 anni dal trafugamento, per l'opera tenace del Cardinale Andrea Ferrari, l'Arcivescovo di Colonia, Cardinale Fischer, concedeva ai Milanesi alcune reliquie dei tre corpi; una tibia, due fibule e una vertebra cervicale.
Con immenso giubilo gli Ambrosiani le accompagnarono fino alla Chiesa di S. Eustorgio, collocandole in un'urna di bronzo dai pregevoli smalti, presso il grande avello marmoreo che le aveva custodite un giorno e sul quale è ancora leggibile l'iscrizione « Sepulcrum Trium Magorum ».

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