Racconti di Natale
di Mimì Menicucci

NATALE

Stava per calare la sera e due pellegrini erano giunti a Betlemme per obbedire agli ordini dell'autorità. Erano di modesta condizione, si vedeva; la donna cavalcava un asinello e aveva il viso pallido e sofferente. « Hai tanto freddo, Maria e sei tanto stanca!» disse, a un certo momento,uomo. «Fermiamoci in questa grotta. Non possiamo più andare avanti . Entrarono nella stalla dove un bue e un asinello ruminavano placidi e tranquilli. l' buon tepore li consolò.«Non c'è che un po' di paglia, ma sarà meglio del nudo terreno ». Avevano girato per tutti gli alberghi, ma non avevano trovato da dormire. Gli osti, ingordi, preferivano gente dall'aspetto più importante e che, certo, aveva più denaro di quei due poverini.
«Stai male, Maria? ». La voce di Giuseppe era appena un soffio, ma piena di timore e d'amore.
La notte passava pian piano e le stelle facevano, pian piano, il loro giro nel cielo.
Nella stalla il silenzio era profondo, rotto soltanto dal respiro tranquillo dell'asinello e del bue che guardavano, con occhi indifferenti, la piccola famiglia raccolta intorno alla mangiatoia.
Poi venne mezzanotte e si udì un vagito. Un brivido scosse la pelle ruvida dell'asino e del bue e i loro occhi non furono più indifferenti.
Sulla mangiatoia, avvolto in pochi panni, c'era un bambino, nato allora, che agitava le manine. Gli animali si chinarono sopra di lui e gli alitarono sopra, lievemente, il loro fiato caldo. Giuseppe tentò di allontanarli, ma la Madonna, sorridendo, lo fermò con un cenno.
« Non temere. Non gli faranno male. Gli esseri umili non gli faranno mai male».
Fuori c'era una gran luce e schiere d'angeli passavano, cantando, sopra la terra addormentata.
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