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Babbo Natale guarda macchine

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Babbo Natale guarda macchine
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Ho conosciuto Babbo Natale; uno vero, anzi il migliore.
Non uno di quelli che si vestono di rosso con barba e capelli di ovatta bianca per fare pubblicità
ai negozi e che s'incontrano nelle città durante il periodo delle feste natalizie.
Chi sarà mai questo personaggio? Dove l'avrà incontrato 10 scrittore?
Venti anni fa, una sera poco prima di Natale passavo per Piazza Colonna, nel centro di Roma. Incastrata fra le case c'è una piccola chiesa che dà sul marciapiede con alcuni gradini.
Lì attirò la mia attenzione un mucchio di giocattoli.
Mi avvicinai incuriosito: erano quasi tutti usati, alcuni rotti.
Appuntati al muro, due cartoni: su uno, la fotografia di un uomo anziano con berretto "ufficiale"; su un altro la scritta a lettere maiuscole:
TUTTO CIÒ CHE VEDI QUI DEPOSITATO È DESTINA TO AI BAMBINI POVERI DELLA PROVINCIA.
SI PREGA NON TOCCARE.

Gigante Buono
Stavo leggendo quando un vocione dietro di me disse:
Questa notte si lavora!
Mi voltai: era un omone anziano con una faccia simpatica: proprio il Gigante Buono.
Attaccammo discorso. Prima era stato vetturino.
Ora faceva il posteggiatore lì nella piazza. Tirava avanti amministrando quei rettangoli di asfalto avidamente contesi dagli automobilisti disperati quando cercano un posteggio nel centro di Roma.
I primi di novembre esponeva quei suoi cartelli che chiedevano giocattoli usati per i bambini
dei paesetti intorno a Roma.
Sulla "millecento" scoppiettante
La sera caricava il " raccolto " sulla sua scassata "mille- cento" (una FIAT allora molto usata) e passava parte della notte e la domenica a incollare, aggiustare, riattaccare capelli, code, criniere, gambe e braccia.
Sotto Natale, riempiva interno e portabagagli della millecento ammaccata e scoppiettante e, talvolta con un grappolo ne di palloncini che si dimenavano al vento, andava a Guadagnolo, Castel San Pietro, Lariano, e altri paesetti dell'Appennino, allora piuttosto poveri.
Raccontava la sorpresa e la felicità di quelle frotte di bambini per i doni inaspettati; descriveva come gli si affollavano intorno e come fosse importante avere qualche balocco di riserva, caso mai i bambini fossero stati di più di quei tanti che pure calcolava.
Per lui, che in fondo non era più ricco di quei bambini ai quali portava regali, si capiva che erano
i momenti più felici dell'anno.
Parlai con lui altre volte; un giorno mi raccontò che aveva avuto un incidente.
Tornava di sera assonnato da uno di quei paesetti; aveva messo l'aria calda e tra stanchezza e tepore si era appisolato. Si svegliò di colpo sbattendo contro una "seicento".
Non era stato un incidente grave perché andava piano, ma né lui né l'altro erano assicurati
(allora l'assicurazione non era obbligatoria come adesso), così gli era toccato di riparare i danni della macchina sua e dell'altra.
Il migliore Babbo Natale
Mi sembra ancora oggi l'unico vero Babbo Natale, an- che in confronto col Santa Klaus delle favole nordiche.
La macchina sgangherata invece della slitta con le renne, il cappotto infagottato invece del vestito rosso, il berretto da guardamacchine invece del cappuccio rosso e bianco, le rughe e la pelle scurita di una vita dura invece della faccia liscia e rubiconda: dava il suo tempo di riposo, il suo denaro racimolato una moneta alla volta, il suo affetto a centinaia di bambini poveri come lui.
Poi, un autunno, il cartello su quei gradini non riapparve.
Qualcuno portò dei giocattoli per abitudine, che rimasero lì ad annerire di pioggia e fumi di macchine.
Si chiamava Italo Taddei, il più vero Babbo Natale che abbia conosciuto.
Lo scrittore del racconto ci fornisce il nome e il cognome del personaggio che egli stesso ha incontrato in una piazza del centro di Roma, circa una ventina di anni fa.
 

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