Storia di Natale


I Natali senza neve
E certamente fu così anche quel lontano giorno dell'anno zero.
Le statistiche, infatti, confermano che Gerusalemme conta una media di soli nove giorni di pioggia nel mese di dicembre, mentre la temperatura media in tale periodo non scende mai sotto i dieci gradi centigradi.
Se in Israele dovesse cadere la neve nei giorni prossimi al Natale, ricreando per incanto il classico paesaggio che siamo soliti ricostruire con fiocchi di bambagia e bioccoli di seta, gli studiosi di meteorologia penserebbero al miracolo.
Basti dire che in Galilea, ad esempio, non è raro che nei giorni di fine d'anno il termometro salga fino a 25°; così a Eliat si ha un solo giorno di pioggia dalla fine di novembre ai primi di gennaio; e lo stesso andamento stagionale si registra a Sodo ma, sulle rive del mar Morto, la città più bassa della Terra, situata a ben 492 metri sotto il livello del mare.
In Messico, a Oaxaca, la nascita del Bambino Gesù o Nirio Dios, dà luogo a una serie di celebrazioni ricche di folclore che riprendono antichi e suggestivi riti sacri conservatisi immutati nei secoli.
Il Bambino Gesù, di gesso, legno o argilla viene collocato da pie donne, chiamate acostaditas.
in un prezioso vassoio e portato nella casa di una madrina eletta di anno in anno.
Qui la statuina è vegliata fra suoni, canti, spari di mortaretti e un incredibile consumo di dolci e di tequila. Poi, dal primo al 15 gennaio il divino fanciullo, che le comari di Oaxaca considerano ormai cresciuto, viene portato in chiesa di mattina per rimanervi tutto il giorno ed essere riportato la sera a casa della madrina. All'andata e al ritorno il piccolo corteo, chiamato la paradita, attraversa la città preceduto da bambine in abito bianco, fanciulli che recano fiaccole e stendardi e donne oranti coperte di veli neri.
A Cordova, nel Nuovo Messico, gli indigeni salutano il Natale con caratteristiche danze di origine pagana per invocare la caduta di abbondante pioggia e ricchi raccolti.
I balli hanno luogo in chiesa dopo una breve funzione di rito cattolico e si svolgono su temi diversi: la rievocazione di imprese guerresche, la danza dell'arcobaleno, dei daini, dei serpenti, ecc.
La singolare celebrazione testimonia che il cattolicesimo è entrato nella vita degli aborigeni sovrapponendosi alle consuetudini delle preesistenti religioni dei popoli indii e dando luogo a evidenti contaminazioni del rituale cristiano.
Tuttavia, lo spettacolo appare oltremodo pittoresco; il pavimento della chiesa è letteralmente ricoperto di candele accese fissate all'impiantito e i danzatori, incuranti dell'altare e delle immagini sacre, ballano freneticamente al suono di tamburi accompagnandosi con canti e alte grida cadenzate, come al tempo dei loro antichi avi.
In Sicilia, dove il Natale si svolge per solito senza il bianco manto della neve, i giovani contadini si recano a gruppi, di casa in casa, a chiedere strenne e dolciumi, preceduti da una specie di rudimentale banda composta da cebali, campanacci da buoi e recipienti di latta. Raccolta la strina (strenna), la festa continua fino alle primi luci dell'alba, salvo l'intervallo dedicato alla Messa di mezzanotte.
Le celebrazioni popolari si concludono con grande consumo di vino cotto, mustazzoli e pignolata, intrammezzati di salsicce e cotolette di maiale.
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