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Preghiera alla madre di Umberto Saba

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Umberto Saba
Poesia di Umberto Saba

Preghiera alla madre


IMadre che ho fatto soffrire
(cantava un merlo alla finestra, il giorno
abbassava, sì acuta era la pena
che morte a entrambi io m'invocavo) madre
ieri in tomba obliata,
oggi rinata; presenza,
che dal fondo dilaga quasi vena
d'acqua, cui dura forza reprimeva,
e una mano le toglie abile o incauta
l'impedimento;
presaga gioia io sento
il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,
come un buon figlio amoroso, soffrire.

Pacificata in me ripeti antichi
moniti vani. E il tuo soggiorno un verde
giardino io penso, ove con te riprendere
può a conversare l'anima fanciulla,
inebbriarsi del tuo mesto viso,
sì che l'ali vi perda come al lume
una farfalla. È un sogno,
un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
 ho tanta gioia e tanta stanchezza!
farmi, o madre,
come una macchia dalla terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.

 

Dal profondo della memoria emerge, nella mente del poeta, l'immagine della madre. Egli prova un profondo rimorso per le pene che le ha procurato con l'incoscienza tipica dei giovani. Per questo egli desidera riprendere quella conversazione interrotta, di cui solo ora coglie l'importanza: Per fare questo, però, egli deve raggiungere la madre nel verde giardino, annullandosi,  così  nel grande e pacificante abbraccio della madre-terra.
Da Cuor morituro! in Il Canzoniere, 1986


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