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Er grillo zoppo

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grillo
Poesia di Trilussa 
Er grillo zoppo

 
Ormai me reggo su 'na cianca sola.
diceva un Grillo - Quella che me manca
m'arimase attaccata alla cappiola.
Quanno m'accorsi d'esse priggioniero
col laccio ar piede, in mano a un regazzino,
nun c'ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne... ma la stilla
de sangue che sorti dalla ferita
brillò nel sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
ogni goccia de sangue ch'è servita
pe' scrive la parola libbertà!

da «Giova a le bestie.»

Nelle parole degli animali del Trilussa c'è tutta un'umana sapienza: qui è un grillo che parla e racconta il proprio sacrificio  per riconquistare la libertà. «Ora sono zoppo, - dice l'animaletto - la zampa perduta mi rimase accalappiata in un lacciuolo tesomi da un ragazzino, allora il mio solo desiderio fu quello di liberarmi ad ogni costo, di fuggire nel giardino. E ci riuscii, ma la mia zampa restò nella trappola, la goccia di sangue
che ne uscì brillò al sole, e forse un giorno Dio la benedirà insieme con le altre versate per scrivere la parola "libertà"».
Questo è il breve racconto di un dolore sopportato per tener fede al primo dei diritti per i quali la vita è degna d'essere vissuta: la libertà.
Ma le parole del Grillo, nude e semplici, non s'ammantano di vuota retorica,' è un sacrificio accettato come una necessità nella consapevolezza della benedizione divina. Una nuova goccia di sangue ha contribuito a scrivere una testimonianza di fede e dì libertà.


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