08022014Sab
Last updateVen, 01 Ago 2014 9pm

Poesia di William Wordsworth - Siamo sette

Valutazione attuale: 4 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella inattiva
 

cimitero6
Poesia di William Wordsworth
Siamo sette


Il poeta inglese William Wordsworth, sente le cose della natura pervase da una specie di religiosità, che collega la vita e la morte.
Nella lirica Siamo sette (nella traduzione di Giovanni Pascoli), il canto semplice della contadina si trasforma, un po' artificiosamente, in una voce misteriosa che permane nel cuore del poeta, anche dopo che la donna tace. La certezza della bimba che la morte non la divide dai fratellini, vivi per lei sotto terra, vuoi suggerire forse considerazioni più profonde e complesse sul rapporto fra la vita e la morte: ma ciò che nella poesia resta vivo è il contrasto fra l'ingenuità, che rifiuta la tragedia di una separazione per sempre, e la ragione dell'adulto, che sottrae i due morti dal calcolo dei componenti della famiglia.


Vidi una cara contadinella,
ch'aveva ott'anni, come mi disse,
bionda, ricciuta, bella, assai bella
con le due grandi pupille fisse.
Presso il cancello stava. Ed io: - Figlia,
quanti tra bimbi, siete, e bimbette?
chiesi. Con atto di meraviglia
ella rispose: - Quanti, noi? Sette.
E dove sono? di', se ti pare
le dissi, ed ella mi disse: - Ma...
noi siamo sette: due sono in mare:
altri due sono nella città;
altri due sono nel camposanto,
il fratellino, la sorellina:
in quelill casa che c'è daccanto,
io sto, con mamma, loro vicina.
Tu dici, o bimba « due sono in mare,
altri due sono nella città!»
e siete sette. Questo mi pare,
è un conto, bimba mia, che non va.
sette tra bimbe - diceva intanto
e maschi, siamo. Due son qui presso
in un cantuccio del camposanto:
nel camposanto, sotto il cipresso.
M a tu ti muovi, tu corri: è vero?
tu canti, ruzzi, hai fame, hai sete:
se que' due sono nel cimitero,
cara bambina, cinque voi siete.
Verde - riprese - verde è il lor posto:
lo può vedere, là, se le preme:
da casa un dieci passi discosto:
stanno vicini, dormono insieme.
Là vado a fare la calza, e spesso
vado a far l'orlo delle pezzuole:
mi siedo in terra, sotto il cipresso,
con loro, e loro conto le fole.
E spesso, quando la sera è bella,
e quando l'aria è dolce e serena,
io là mi porto la mia scodella,
e là con loro fa la mia cena.
Prima a morire fu Nina: a letto
tra sé gemendo, stette più dì.
Poi, l'ha guarita Dio benedetto;
ed ecco allora ch'ella partì.
Nel camposanto casi fu messa,
e quando l'erba non era molle,
io col mio Nino vicino ad essa,
mi divertivo sulle sue zolle.
Poi quando cadde la neve, e bello
sarebbe stato correre, tanto,
dové partire pure il fratello,
ed ecco che ora le sta daccanto.
E quanti dunque siete ora voi
se quei due sono nel Paradiso?
Sette, - rispose - sette siam noi!
meravigliando tutta nel viso.
Ma son morti quei due! ma sono
lassù! son anime, anime elette!
Che! - ripeteva sempre d'un tono.
No, sette siamo, no, siamo sette.


(1770 -1850)