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Valmorbia.. di Eugenio Montale

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Valmorbia
Poesia di Eugenio Montale

Valmorbia


da Ossi di seppia 1954
Valmorbia, discorrevano il tuo fondo
fioriti nuvoli di piante agli àsoli.
Nasceva in noi, volti dal cieco caso,
oblio del mondo.
Tacevano gli spari, nel grembo solitario
non dava suono che il Leno roco.
Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco
lacrimava nell'aria.
Le notti chiare erano tutte un'alba
e portavano volpi alla mia grotta.
Valmorbia, un nome e  ora nella scialba
memoria, terra dove non annotta.

 

Montale rievoca un periodo della sua vita trascorso in Valmorbia, durante la prima guerra mondiale. Quasi per reazione alla violenza da cui si sentivano circondati e minacciati, il poeta e i suoi compagni si abbandonavano all'incanto del paesaggio, che sarebbe rimasto nella  loro memoria, via via che passavano gli anni, come una « terra dove non annotta », come un luogo di magica, indistruttibile bellezza, simile ai volti eternamente giovani che abbiamo conosciuto da bambini e non abbiamo mai più


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