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Poesia di Cesare Pavese - Il tempo passa

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mano_con_bastone
Una volta il vecchio vagabondo si sentiva libero, nel suo andare fra i campi. Oggi  in città che cosa è diventata la sua libertà?

Poesia di Cesare Pavese -
Il tempo passa
-



Quel vecchione, una volta, seduto sull'erba,
aspettava che il figlio tornasse col pollo
mal strozzato, e gli dava due schiaffi. Per strada


camminavano all'alba su quelle colline -
gli spiegava che il pollo si strozza con l'unghia -
tra le dita -del pollice, senza rumore.
Nel crepuscolo fresco marciavano sotto le piante
imbottiti di frutta e il ragazzo portava
sulle spalle una zucca giallastra. Il vecchione diceva
che la roba nei campi è di chi ne ha bisogno
tant'è vero che al chiuso non viene. Guardarsi d'attorno
bene prima, e poi scegliere calmi la vite più nera
e sedersele all'ombra e non muovere fin che si è pieni.
C'è chi mangia dei polli in città. Per le vie
non si trovano i polli. Si trova il vecchiotto
tutto ciò ch'è rimasto dell'altro vecchione
che, seduto su un angolo, guarda i passanti
e, chi vuole, gli getta due s01di. Non apre la bocca
il vecchiotto: a dir sempre una cosa, vien sete,
e in città non si trova le botti che versano,
né in ottobre né mai...
Il vecchi otto , ragazzo, beveva tranquillo;
ora, solo annusando, gli balla la barba:
fin che ficca il bastone tra i piedi a uno sbronzo
che va in terra. Lo aiuta a rialzarsi, gli vuota le tasche
(qualche volta allo sbronzo è avanzato qualcosa),
e alle due lo buttano fuori anche lui
dalla tampa fumosa, che canta, che sgrida
e che vuole la zucca e distendersi sotto la vite.