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Sciascia e Bufalino

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Sciascia_e_bufalino
Dialogo tra Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, due scrittori siciliani.


Questo chè segue è un dialogo tra Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino, due scrittori siciliani entrambi, molto amici, ma assai lontani l'uno dall'altro dal punto di vista dello stile letterario e dei temi alla base delle loro opere: da un lato, l'illuministico imporsi della ragione; dall'altro, il gioco a nascondere della parola scritta.
Un colloquio, divertito e rilassato, dal quale emerge uno Sciascia intimo e disponibile a parlare di se stesso.

1988
MILANO - Sciascia e Bufalino. Due scrittori che sostanziano una. buona parte della nostra letteratura di questi anni, due uomini appartati, che senza ripianto, pare, hanno imboccato la strada della vecchiaia, due amici.
Ma se non fosse per la medesima età, per le tante letture comuni, assaporate nel comune isolaclento di un minuscolo paese di provincia, si potrebbe parlare di due mondi: Sciascia così attento - implacabile in questa sua attenzione - al sociale e a politico; uomo quasi e tutto assorbito dal mondo letterario, dalle sue finzioni e alchimie e voluttà. Ma amici, dolcissimamente amici.
Eccoli insieme con un testimone che, taccuino alla mano, trascrive quel che si dicono. In sette anni, da quando si conobbero nel 1981, molti libri di Leonardo Sciascia sono venuti a deliziarci e a inquietarci; altrettanti a occhio e croce ne ha messi insieme Gesualdo Bufalino, dando conferma della sua doviziosa vena narrativa.
Ultimo arrivato questo godibilissimo, per felicità di scrittura, Le menzogne della notte. La chiacchierata parte da questo libro.


SCIASCIA - «Posso dire di averlo letto due volte. La prima frettolosamente per l'incombenza del doverlo presentare, la seconda più riposatamente.
Penso sia il lbro più bello dl Bufalino, il che ml pare sia l 'elogio massimo che si possa fare a uno scrittore: giudicare migliore il suo ultimo libro».

BUFALINO -«I libri di uno stesso scrittore, nella loro successione cronologica, finiscono con l'essere come i capitoli di un 'unica storia, il cui ultimo è scritto da un autore inevitabilmente più vecchio e perciò più maturo.
L'ultimo libro finisce con l'assumere un sapore di bilancio».

SCIASCIA - « Ho un debole per quel libro di aforismi- (Il mal pensante, n.d.r.): debole dovuto probabilmente al mio amore per questo genere di letteratura.
E sono particolarmente affezionato a Museo d'ombre, ma Le menzogne della notte è il libro che mi è piaciuto di più. Lo considero il più compiuto, il più interessante.
Mi ha dato grande piacere per fluidità narrativa, perfezione di romanzo».


BUFALINO - «Fluidità e attenzione all'intreccio non sono nate da un progetto per così dire narratologico, ma si sono fatte da sé.
Mi è avvenuto di raccontare una storia, e di raccontarla soprattutto a me stesso.
Scrivendo ho cercato di pormi nella doppia condizione di autore-lettore.
E cercavo, da autore, di sorprendere me lettore con invenzioni che mi mettessero a disagio, in quella particolare posizione di disagio voluttuoso in cui sanno mettere i libri gialli». !

SCIASCIA -« lo direi che Le menzogne della notte segna quello che Cardarelli avrebbe definito un ritorno all'ordine. Ecco, è un libro con più ordine, e per questo io lo amo, per il mio amore all'ordine che, inutile ricordarlo, non va frainteso con ordine di sinistro suono.
Del resto, nel risvolto di copertina -che è suo -
Bufalino dice delle cose significative in questo senso e che si possono articolare in giudizio critico»

A questo punto viene fuori il titolo di un altro libro di recente pubblicazione, La troga di Giampaolo Rugarli. Sciascia afferma qualcosa di apparentemente insostenibile: per lui La troga e Le menzogne della notte si assomigliano.

SCIASCIA -«Non è un accostamento soltanto suggestivo. In effetti, anche Bufalino racconta di una "troga" di più di un secolo fa; cioè di un potere che si disintegra dall'interno.
Un potere che ha caratteri di un'associazione criminale. La storia che racconta Bufalino è una "troga" di epoca borbonica.
Si vede che certe cose sono nell'aria...
Di scrittura così diversa, questi libri si assomigliano: quello di Bufalino risente della stessa temperie di quello di Rugarli; in un certo modo è stato generato dal terrorismo. Entrambi i romanzi sono stati generati dalla memoria recente del terrorismo» .

BUFALINO -« Sì, nel mio libro c'è una sotterranea allusione ai problemi del pentitismo, anche se su tutto domina una patina di frode.
Non si sa mai se i miei personaggi agiscano in buona o in cattiva fede. Mi piace seminare trappole e indizi falsi».
È sempre difficile stabilire quali possano essere le profonde ragioni psicologiche che sono all'origine di un romanzo. Per Le menzogne della notte Sciascia ne ha escogitata una che da Bufalino è senz'altro condivisa, ma che per lui, crediamo di capire, non è la più importante. E sta qui, in questo diverso sentire realtà.

BUFALINO
-« A proposito di Baudelaire: posseggo una preziosa immagine di Nadar tratta dalla lastra originale. Me l'ha portata Sciascia, da Parigi.

Le menzogne della notte, freschissimo romanzo di Bufalino; Porte aperte, il più recente successo di Sciascia, da sei mesi è in testa alle classifiche di vendita.
Un traguardo interessante, se si considera che non è un libro di facile intrattenimento né immediatamente accattivante; anzi, lo si potrebbe definire scomodo, perché mette il lettore di fronte a scelte che, a volte, non si vorrebbero fare. Come si può spiegare, dunque, il successo di Porte aperte?

SCIASCIA - « Ho un certo numero di lettòri che hanno risposto anche a: questo libro. Per me non è un fatto inconsueto.
A parte Il giorno della, civetta, che si è venduto in una quantità enorme e continua a vendersi, tutti i miei libri hanno avuto tra i cinquantamila e i duecentomila lettori.
Ma vorrei dire anche che, se io fossi semplicemente un lettore e dovessi scegliere un libro per un momento di tranquillità e godimento, non sceglierei Sciascia, ma Bufalino, specie questo ultimo».

BUFALINO - Porte aperte è l'unico libro che ho letto per intero in quest'ultimo anno.
Altri, anche celebrati, li ho lasciati, per mancanza di tempo, non dico di no.
Questo l'ho letto d'un fiato, perché ne sono stato catturato dal fluire, da quella che chiamerei la narrazione delle idee.
A un certo punto nei libri di Sciascia il cervello si mette a funzionare e tu stai lì, dietro a quel cervello, e non t'interessa più che ci siano dei personaggi o delle idee che si fanno momentaneamente personaggi.
Da tempo mi sono fatto un'idea per quanto riguarda questa seconda maniera, chiamiamola così, di Sciascia.
Ed è quella di vedere proporsi volta per volta, con titoli diversi, una grandissima commedia alla Balzac, una commedia giudiziaria universale, un grandioso romanzo giudiziario di cui i vari volumi costituiscono il succedersi dei capitoli».
Gli scrittori che si azzuffano davanti alle telecamere, la spettacolarizzazione -soprattutto a opera della televisione -della cultura, ma anche dei sentimenti, di ogni nostro atto, ormai. Sappiamo che Sciascia e Bufalino non hanno gran confidenza con la televisione.
Difatti è con fastidio che ne parlano.

SCIASCIA -« In me il rifiuto va diventando sempre più assoluto.
Anzi, ne approfitto per dire che non mi si chiedano più interviste televisive».

BUFALINO -«Recentemente ho scritto un articolo di elogio al telecomando, una sorta di inno lirico a questo strumento che ci consente di sottrarci agli spettacoli ingrati.
Direi che la televisione non mi riguarda, come non mi riguardano, non possono riguardarci, certi spettacoli indecorosi che nulla hanno a che fare con la letteratura, con quello che rimane il nostro mondo»'.




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