Il grillo di Jules Renard

È l'ora in cui l'insetto negro, stanco di girovagare, torna dalla passeggiata e ripara con cura il suo dominio.
Innanzi tutto rastrella gli stretti vialetti di sabbia.
Fa un po' di segatura e la sparge sulla soglia del suo rifugio.
Lima la radice di questa grande erba ingombrante. E si riposa.
Poi, ricarica il suo minuscolo orologio.
Ha finito? O l'ha rotto? Si riposa ancora un pochino.
Rientra in casa e chiude la porta. A lungo, gira la chiave nella serratura delicata.
E ascolta. Nessuno.
Però non è tranquillo. E allora, come appeso a una catenina lungo una carrucola che strida, discende giù giù nel fondo della terra.
Non s'ode più nulla.
Nella campagna muta, i pioppi si protendono come dita nell'aria e accennano alla luna.


