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23 Maggio
2012    
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Inferno di Dante Alighieri

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La Divina Commedia di Dante Alighieri





Inferno di Dante Alighieri












 













Inferno di Dante Alighieri  - La Divina Commedia


















L'Inferno è il regno delle passioni ancora vive in tutta la loro violenza.
La pena non ha, generalmente, domato le anime: soffrono materialmente, ma le loro passioni e il loro carattere sono rimasti immutati.
Il Cielo le ha respinte, ed esse restano attaccate alla terra. Negli incontri con Dante il ricordo della loro esistenza terrena, i loro affetti e interessi, sempre ugualmente vivi, si dispiegano in piena libertà: il tumulto della vita terrena, non affievolito o placato dall'ansia del Cielo come nel Purgatorio, non respinto o almeno purificato dalla perfezione celeste come nel Paradiso, irrompe sulla scena infernale con i suoi caratteri genuini e immediati.
La personalità terrena dei dannati è rimasta generalmente così inalterata che continua ad affermarsi nella sua totale integrità, malgrado la pena: Filippo Argenti tenta di aggredire Dante, Ciampolo la fa ai diavoli, Capaneo sfida ancora Dio, Vanni Fucci aggiunge addirittura, là, nell'Inferno, un altro peccato a quelli terreni per cui fu punito. Sicché il tono di questa cantica è essenzialmente drammatico e realistico: il poeta non rifugge dai modi di più cruda evidenza, senza attenuazione di tinte; anzi, quanto più si scende nella voragine infernale, c'è quasi un'ostentazione di brutale realismo. Questo tono della rappresentazione, non meno che la materia più accessibile all'intelligenza di tutti per la quasi assenza di parti dottrinali, hanno fatto, dell'Inferno, la cantica più popolare o la sola popolare della Commedia. Ma un'altra ragione ancora della sua popolarità è la straordinaria ricchezza e varietà dell'elemento scenico, incomparabilmente maggiore che nelle altre cantiche.
E basterebbe l'Inferno a dimostrare quanto il Croce avesse torto nel sostenere che il viaggio oltremondano non potesse essere per Dante motivo generatore di poesia, e quanto, invece, quel mondo del mistero, intorno al quale si sbizzarrivano le fantasie popolari, abbia eccitato l'estro poetico di Dante.
Il meraviglioso, il fiabesco, l'avventuroso si susseguono ininterrottamente nello svolgersi del viaggio dalla porta dell'Inferno al centro della terra dove è sospeso Lucifero. L'interesse, l'attenzione del lettore non illanguidiscono mai: il paesaggio, dalla riviera d'Acheronte alla ghiaccia di Cocito, le forme della pena, il genere dei dannati, le figure dei diavoli e dei mostri e i loro interventi mutano di continuo: si passa di meraviglia in meraviglia; e non si vede perché ciò che è motivo poetico nelle fiabe e nei romanzi di avventura non dovrebbe esserlo nella Commedia.



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