
Vulcano
Vulcano era il dio del fuoco, era molto brutto e, per di più, zoppo.
Così egli abitava nell'isola di Lemmo, ove aveva la sua fucina nel cratere di un vulcano.
Là forgiava i fulmini terribili di Giove; egli sapeva anche fabbricare gioielli di straordinario pregio, incastonando le gemme con arte squisita.
Un giorno pensò di fabbricare a Giunone un trono d'oro. Giunone ne fu molto soddisfatta, e subito vi si accomodò con aria maestosa.
Ma, appena seduta, si sentì incatenata da un congegno segreto.
Invano gli dei tentarono di liberarla; nessuno riuscì.
Allora, Giove mandò Mercurio a chiamare Vulcano. Dapprima il divino fabbro rimase sordo ad ogni preghiera, poi acconsentì a liberare Giunone, a patto di essere ammesso a vivere nell'Olimpo e di diventare lo sposo della dea Venere.
E poiché egli solo conosceva il misterioso congegno del trono di Giunone, bisognò accontentarlo.
Vulcano costruì per la sua bellissima sposa uno splendido palazzo dI bronzo.
E a fianco trasportò la sua fucIna.
Venti crogiuoli posavano su venti forni, e in essi ribollivano stagno e bronzo, oro e argento, mentre venti mantici soffiavano di continuo impetuosamente.
La fiamma splendeva, le scintille scoppiettavano; Vulcano e i suoi aiutanti battevano sulle incudini i pesanti martelli e fabbricavano ogni giorno nuovi doni per gli dei.
Sulla mensa degli immortali, i piatti e le coppe cesellate da Vulcano scintillavano; e la sera il dio del fuoco, dopo aver asciugato il volto gocciolante di sudore e dopo aver ripulito dalla fuliggine le mani, il collo, le spalle, indossava una tunica dorata e, appoggiandosi sopra un solido scettro, prendeva posto al convito celeste.
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