Racconto epico
Nausicaa è turbata
Ma come tutto
si fu lavato ed unto, e di quei panni
vestito, ch'ebbe da Nausica in dono,
lui Minerva, la prola alma di Giove,
maggior d'aspetto, e più ricolmo in faccia
rese, e piu fresco, e de' capei lucenti,
che di giacinto a fior parean sembianti,
su gli omeri cader gli feo le anella.
La donzella stordiva, ed all'ancelle
dal crin ricciuto disse: «Un mio pensiero
nascondervi io non posso. Avversi, il giorno
che le nostre afferrò sponde beate,
non erano a costui tutti del cielo
gli abitatori; egli d'uom vile e abbietto
vista m'avea da prima, ed or simlIe
sembrami a un Dio, che su l'Olimpo siede.
Oh colui fosse tal, che i Numi a sposo
mi destinaro! Ed oh piacesse a lui
fermar qui la sua stanza! Orsu, di cibo
sovvenitelo, amiche, e di bevanda' ».
Quelle ascoltaro con orecchio teso,
e il comando seguir: cibo e bevanda
all'ospite imbandiro: e il paziente
divino Ulisse con bramose fauci
L'uno e l'altra prendea, qual chi gran tempo
bramò i ristori della mensa indarno.
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