Festa dei lavoratori: Primo maggio

Il lavoro artigiano
Lungo uno dei muri erano allineati i modelli più recenti: vasi di ogni forma, ogni grandezza, panciuti, sottili, slanciati, con becco, senza becco, con un'ansa, due anse, verniciati, non verniciati.
Mi trovai subito davanti a un tornio e a un blocco di argilla.
Fino dall'inizio della mattina, una cosa mi colpisce con chiarezza accecante: si può amare un mestiere e detestarlo immediatamente se le condizioni in cui lo si pratica sono cattive.
Avevo voglia di fare i miei vasi, mi piaceva vedere e sentir girare il blocco d'argilla tra le dita, sentivo che con una pressione minima esercitata dalle mie mani tenute a conca la forma sarebbe cambiata e quello che avrei voluto più di ogni cosa era realizzare un modello che fosse mio, cioè inventare un volume che sarebbe stato diverso da tutti quelli che vedevo allineati contro il muro.
Ma l'uomo che mi insegnava non era di questa opinione.
Forse aveva ragione, forse era necessario diventare un imitatore prima che
un inventore.
Comunque ogni volta che cercavo di imprimere alla mia opera una nota personale, venivo tolto dal mio sgabello e con due colpi di pollice il mio maestro ristabiliva la giusta proporzione, riportava quel gonfiore nella pancia che io avevo tentato di ridurre!
Dopo due ore di quel giochetto, l'istruttore fermò il tornio e mi guardò con aria incerta:
Nessun senso delle proporzioni - mormorò; - faticheremo, con te. -Tentai:
Potrei farne uno senza modello, tanto per provare?
Avevo commesso il peggior errore che si possa commettere.
Ebbi diritto a una predica urlata e mi feci piccolo sotto i suoi argomenti: l'arte del vasaio non è ùn divertimento, prima di fare senza modello bisogna saperne copiare uno, non ci si improvvisa vasaio ecc., ecc.
Quando riuscì a calmarsi, appiattì il mio blocco con il palmo della mano e mi disse:
Ricomincia, ripasso tra dieci minuti.
Pedalai. Tornò, urlò.
A sera, la testa piena di consigli, coperto di argilla fino alle spalle e con il sudore che mi scendeva fino alle reni, decisi che era meglio abbandonassi definitivamente il mestiere, del vasaio.
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