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25 Maggio
2012    
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Racconto di Luca Goldoni - Quella miniera folle che è il diario di scuola

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Racconto di Luca Goldoni





























Racconti per bambini








Quella miniera folle che è il diario di scuola




















Il diario scolastico dei ragazzi somiglia un po' alle loro tasche. C'è di tutto: foto di attori, collage di vario genere, ritagli di giornali, scritte non sempre riverenti, dediche, versi... Insomma è un vero bazar, e riuscire ad individuare l'assegno è una vera e propria impresa, soprattutto per un povero padre abituato a diari d'altri tempi!...
Il diario scolastico per me è sempre stato un grosso fastidio: non mi ricordavo mai se dovevo segnare i compiti nel giorno in cui venivano assegnati o in quello per cui bisognava farli.
Ogni tanto passava il preside, voleva vedere i diari, controllava se erano aggiornati, buttava un occhio sulla corrispondenza fra insegnanti e genitori «Suo figlio ha seminato delle cartucce rosse sul pavimento dell'aula cosicché gli alunni che uscivano dai banchi provocavano fastidiose deflagrazioni».
«Prendo atto di quanto mi comunica e mi impegno personalmente a che lo spiacevole episodio di cui è stato protagonista mio figlio non si verifichi più», metteva una firma solenne e temuta in una pagina pulita, ove le uniche scritte estranee erano le notizie sul santo del giorno e qualche ricorrenza patriottica in calce.
Oggi i professori dei nostri figli dichiarano di evitare accuratamente di sfogliare quell'«ignobile scartafaccio» in cui i loro scolari annotano, sì, i promemoria scolastici, ma anche tutto quello che gli passa per la testa, comprese le ingiurie irrefrenabili all'indirizzò di insegnanti e di supplenti.
Nei diari dei nostri igli si trova veramente di tutto: a parte che il diario è ormai una emanazione el giornalino prediletto (c'è quello del «Corriere dei Piccoli», di «Linus», di «B.C.», quello di Andy Kapp e di Pampurio) e offre generoso materiale per passare il tempo durante la lezione di algebra, a parte questo, dicevo, fra le pagine del diario si può veramente rintracciare la vita di un figlio, scorrendo le esclamazioni, le imprecazioni, le sue tetre determinazioni, i suoi impeti di entusiasmo per la vita, i messaggi sentimentali, le trascrizioni enfatiche di qualche verso di Mogol-Battistill o dei casi più impegnati, di una poesia di Prévert .
Nel settore dedicato alle «giustificazioni» per le assenze lo spazio riservato ai genitori è già occupato da irriguardose motivazioni: «Perché sono crepato»,
«Perché non andava in moto la bicicletta», «per ubriachezza».
Le annotazioni di studiare i suffissi modali per giovedì e di riassumere il settimo dell'«Eneide» per sabato, bisogna pazientemente individuarle fra vivre c'est aimer a tutta pagina, un ti venga un colpo a caratteri di scatola, un aiuto! colossale, un'intera
epigrafe dell'«Antologia di Spoon River», un'auto-accusa costellata di sei uno scemo ripetuto dieci volte, una serie di basta! riprodotti in tutti i caratteri, una confessione disperata non è più vero niente, un maxifumetto che parte da un piccolissimo Snoopy:
Non la sopporto.
In più, fra una pagina e l'altra, sono inseriti fogli di giornale ripiegati e, incollati per un lembo, che raddoppiano il volume del quaderno che resiste fin che può e poi si squinterna  regolarmente: c'è la pubblicità di almeno dieci marche di sei in prospettive clamorose, la copertina di un settimanale col volto dIstrutto dI un soldato in Vietnam, una pagIna con le poesIe dI Manus ; "
Marenco, un abbonamento giornaliero di risalita, con relativa cordicella, la fotografia a colori della Ferrari 312 P, un primo piano di Angela Davis con una sforbicIata sulla chioma perchè non entrava tutta nella pagIna.
Quando, in assenza di mio figlio, gli sfilai il diario dalla cartella scoprendo questo irrispettoso Helzapoppin di verbi deponenti, foto di motorette da cross, endecasillabi, invocazioni e invettive, tentai inutilmente di indignarmi.
Poi pensai che potevo esser contento: i suoi sfoghi li affidava al diario, non andava ancora a scriverli con le bombole «spray» sui muri.
Dopo tutto nel diario scolastico riviveva il vecchio diario del primo Novecento, con le foglie secche fra le pagine: in oltre mezzo secolo i pensierini erano diventati slogan28, le meditazioni s'erano trasformate in parole gridate,,(come quelle dei fumetti che imitano i suoni, smash!!!, wrhoommmmm!), le foglie secche rivivevano nei collage. Pensai che questi diari, alla fine dell'anno, dovrebbero esser consegnati agli insegnanti più aperti, perché li decriptino come documenti in codice e se ne servano nel formare un giudizio sull'alunno: ogni ritaglio mi parve una forma di espressione valida come le scritte autografe.
Quando rientrò mio figlio e mi vide con il suo diario fra le mani, non potei naturalmente dirgli che m'ero divertito a scoprirlo fra i fogli del suo impudente libello parascolastico.
Però non potevo neppure simulare indignazione.
Così tagliai corto: «Potresti stare un po' attento, con tutte quelle orecchie che hanno le pagine»















Racconto di Luca Goldoni - Quella miniera folle che è il diario di scuola
 

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