Racconti per bambini
Renato Fucini
Ricordi dell'adolescenza
Il rivedere gli amici mi mette allegria, vado a cena con una brigata di quei buontemponi, bevo, mi elettrizzo, giro cantando per le vie della città fino ad ora tarda; da ultimo casco in una casa da giuoco,dove, in un paio d'ore, lascio tutta la mesata, più trenta lire di debito con un amico che me le prestò.
Una piccolezza, se vogliamo, ma una piccolezza che per le condizioni della mia vita era grave, forse troppo grave.
Arrivato alla mia cameretta, mi buttai sul letto, ma non potei dormire.
Sbuffai, mi svoltai, continuamente senza trovar riposo.
Ebbi qualche breve dormiveglia, ma fu peggio.
Sognai un po' di tutto, e finalmente un gran scossone e tanto d'occhi spalancati, grondante di sudore.
« Che si fa?» pensavo. «Chiedo a qualche amico? Scrivo a qualche parente? a mia madre? a mio...? Ah!... qui bisogna uscime presto.
Un atto di contrizione, un po' di dramma, quattro urlacci, due tonfi, magari... e perché no? magari una fitta di scapaccioni e tutto è finito e non ci si pensa più! ».
Salto giù dal letto, mi faccio prestare pochi soldi dal primo amico mattiniero che incontro, mi rindantuccio in un vagone di terza classe, e via a casa.
Il viaggio mi fece bene.
Parlai continuamente di politIca e di guerra con un associatore di libri che andava a Siena, ed ebbi dei momenti nei quali, sognando sul serio gloria ed armi, in faccia al mio associatore che mi guardava, stava zitto e fumava la pipa, dimenticate le mie miserie, mi sentii quasi orgoglioso d'aver anch'io la mia prima bravata da raccontare.
Ma quando vidi spuntar fra i boschi la torre del mio paesello, e poi il tetto della mia casa, e il fumo che usciva dalla torretta del suo camino, la baldanza mi cadde e sentii le gambe che mi tremavano.
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