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24 Maggio
2012    
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Racconti di Primavera - di Alberto Bacchi Della Lega - La rondine

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Racconto di Primavera -

di Alberto Bacchi Della Lega-
La rondine -


La rondine arriva in marzo. Lo dice il proverbio toscano, per San Benedetto, la rondine è sul tetto. E la festa di San Benedetto cade il 21 di marzo.
Arriva, con quella puntualità che l'ha resa celebre in tutto il mondo, a ritrovare l'antico nido. E siccome gli uomini o per superstizione o per noncuranza lo rispettano quasi sempre, così all'amabilissima viaggiatrice poco più tocca di fare, che di riprenderne il pacifico possesso.
Vi sarà qualche screpolatura nell'intonaco, mancherà qualche festuca al giaciglio, ma due o tre ore di lavoro bastano a rimediarvi.
Il nido, che ognuno conosce, pare una barchetta, per metà incastrata nel muro; è composto nell'esterno di mota, presa sul terreno bagnato o sul greto dei fiumi,

e vi sono impastati per consolidarla crini e pagliuzze; è rivestito nell'interno di steli,e d'erba sottile e di piume.
Le covate sono due all'anno, la prima di cinque o sei uova, la seconda di tre, colorite in bianco, con macchiette rosse scure.
La femmina cova; il maschio le sta sempre vicino.

La rondine ha tanta amicizia per l'uomo, tanta confidenza in lui, che non solo va ad abitare nei cornicioni o nei portici dei suoi palazzi, nei loggiati delle sue case, ma penetra ancora nelle sue camere e si stabilisce sopra il suo letto.
Così la vidi io più volte, in città e in campagna, ma più spesso in campagna: e vidi la brava gente, visitata da questa creatura prediletta dal buon Dio, circondarne la famiglia d'ogni premura, aprir le finestre la mattina per tempissimo, perché i genitori volassero solleciti alle provviste, perdersi per ore intere ad osservare e mostrare altrui l'affaccendarsi dei vecchi, il numero dei giovani e i progressi della loro educazione.
E quello che succede da noi, succede dappertutto.
Così Alessio De Valon e vide vicino a Smirne la rondine nel tugurio di una

famiglia greca, ove egli aveva chiesto ricovero per poche ore, assistere tranquilla e rispettata alle danze dei suoi ospiti; così a Costantinopoli la rondine nidifica nelle camere e nei caffé, senza spaventarsi delle grida o della musica rumorosa che vi si strimpella tutto il giorno, e senza soffrir mai dai Turchi molestia alcuna.
Guardiamo adesso ai rondinini.
Sono quattro o cinque, con le teste sporgenti dall'orlo del nido: un pigolare affrettato di tutti insieme annunzia l'arrivo di uno dei vecchi, del padre o della madre. Entra, lungamente atteso, lietamente garrendo, colla preda nel becco: aleggia all'apertura del nido, vi si aggrappa ed imbocca il primo; poi vola fuori in traccia di nuova vivanda.
Sta un tratto a tornare e ripete la stessa scena col secondo, col terzo, e via via fino all'ultimo, per rifarsi indi da capo col primo o col più affamato, finché son tutti sazi; e va così dalla mattina alla sera d'ogni giorno, tanto che i nuovi nati sieno  in condizioni di mangiar soli.
Allora incomincia un'altra scuola, quella del volo.

Guardiamoli anche in essa. Entrambi i vecchi uniti dànno ai giovani le prime lezioni. Osservate come li animano con la voce, come presentano loro il cibo un poco discosto, e si allontanano via via che quelli si avanzano per riceverlo; come li spingono dolcemente, e non senza inquietudine fuori del nido, come aleggiano avanti ad essi nell'aria per rinfrancarli colla vista del soccorso sempre pronto, e finalmente come uniscono alla lezione un chiacchìerio espressivo, che suona insieme carezza, esortazione, rimprovero e applauso.
L'amica dell'uomo, la messaggera della buona stagione, l'esterminatrice di tante migliaia d'insetti nocivi, dovrebbe essere in patria sacra ed inviolabile, come era l'Ibi in Egitto, come è la cicogna in Olanda e in Germania.
Ma, vergognosamente, non accade così.
Tolto appena il divieto, i cacciatori, per rifarsi la mano, cominciano a tirare alle rondini, mentre, gaie e spensierate, strisciano sui canali, sugli stagni, sui fiumi, radono l'erbe alte nei prati, le messi mature nei campi, s'aggirano, gorgheggiando e scherzando sempre, tra i filari degli alberi.
Peggio poi quando le trovano ferme sugli arbusti bassi e pendenti delle rive dei fiumi, o su qualche ramo alto e sfrondato, a diecine e diecine, le une strette contro le altre! Né quelli sono i soli luoghi del loro riposo; le vedrete sui fili del telegrafo, sui tetti e sui camini delle case, intente di continuo a chiamarsi tra loro, tanto vivo è l'amore che si ricambiano, tanto urgente il bisogno di restare unite in quei giorni della partenza definitiva.

Questo brano di sapore quasi giornalistico, misto ad una punta di descrizione scientifica, ci fa conoscere, nella rondine, una devota amica del genere umano, al quale essa annuncia ogni anno il lieto ritorno della primavera.

Racconti di Primavera - di Alberto Bacchi Della Lega - La rondine
 

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