
Racconto di Primavera -
di Antonino Anile -
Il miracolo della fioritura -
Nei mesi d'inverno l'albero affondò le sue radici e ruppe anche le pietre sotterranee per trarne sostanze che potessero divenire sua sostanza, e sostanza che fiorisse. Che importava a lui del freddo, delle nebbie, del vento,
Se tutto ciò non toccava le sue operose radici accolte dentro la terra calda, ch'è più calda quando fuori fa freddo? Si convelleva l'albero, sì, alla furia dei venti, ma era lieto dello strazio perché sapeva di poter conservare integra la sua anima; e quando l'anima resta integra non v'è strazio che ci vinca.
Giunto così l'albero ai primi tepori della buona stagione, ecco le sostanze, pazientemente raccolte nei forni brevi e nelle notti lunghe d'inverno, urgere sotto la corteccla e sporgere in una moltitudine di nodi, che si diffondono su tutta la superficie dell'albero e rendono monilifolmi le estremità dei rami sottili.
Poi questi nodi, che sono le gemme floreali, si fanno di ora in ora più evidenti, finché rompendo il loro involucro, mostrano il biancore dei petali raccolti insieme. Se noi ci abituassimo ad osservare l'albero prima che fiorisca, quante cose vedremmo!
Le gemme, sollecitate dal sole, diventano più libere ed a grado a grado si aprono in fiori, che, un bel giorno, coprono l'albero per intero quasi desiderosi che la rude oscura corteccia, che tanto soffrì dei colpi del vento e della pioggia, senta la delicata carezza dei petali bianchi.
L'albero gioisce di questa carezza e se ne compenetra e trattiene le altre gemme nascoste tra un fiore e l'altro perché non si dischiudano.
Poi le lascia dischiudere: e voi vedrete sul mantello bianco dell'albero apparire le prime macchie verdi.
Ora l'albero verzica; e s'inizia la sua nuova fatica.
La bianca nube floreale si raccoglie sempre più sotto il verde delle foglie che
tende a prevalere: una moltitudine di fiori si disfa in pioggia di petali che tappezzano il sentiero, un'altra moltitudine si chiude a preparare il frutto.
Fra non molto vedrete le prime ciliegie nascoste tra le foglie e come il sole le maturi e le colori prima sopra una guancia e poi sull'altra; e potrete anche accorgervi come l'albero abbassi verso terra i suoi rami più orizzontali perché la mano dei fanciulli possa riempirsi dei suoi frutti.
L'autore ti rende partecipe dello sforzo che compie 'albero per nutrirsi nel rigore invernale: la sua tenace volontà di sopravvivere lo fa sembrare una creatura umana sorretta da un nobile ideale.
La lenta e graduale trasformazione dell'albero, dal primo tepore primaverile fino alla fioritura, è seguita dall' autore in ogni suo dettaglio; descritta con precisione e nello stesso tempo animata da un soffio di poesia.
Anche nel presentare il nuovo mutamento faticoso della pianta fino alla comparsa del frutto, l'autore alterna osservazioni che potremmo definire «scientifiche» con delicate immagini poetiche.
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