L'orco Ruggero era un orco terribile. La gente tremava di paura solo a sentirne il nome.
Era alto, grosso, bruttissimo. Era anche calvo, aveva una folta barba rossiccia e sopracciglia pure rossicce.
Aveva denti gialli, grandi orecchie a sventola e occhi turchini come il cielo d'estate.
L'orco Ruggero viveva in un castellaccio aggrappato sulla montagna.
La stanza principale era una grande sala con il pavimento e le pareti di pietra.
In mezzo alla sala c'era un lungo tavolo di legno e, intorno al tavolo, c'erano rozze sedie impagliate, una diversa dall'altra.
In una parete si apriva un camino enorme (così enorme che ci si poteva far cuocere un intero bue allo spiedo) tutto nero di fuliggine.
Vicino al camino c'erano lunghe panche.
Regnavano, dappertutto, un gran disordine e una grande sporcizia, il grande tavolo di legno e le panche del camino sparivano quasi sommersi da camicie strappate, vecchie giacche di cuoio, piatti e bicchieri incrostati, mozziconi di candele, sacchi di monete d'oro e sacchi di farina, un pezzo di formaggio e tante altre cose ancora.
Per terra, poi, c'era un tappeto... di polvere; dappertutto macchie di fango e le impronte degli stivaloni dell'orco.
Dal soffitto pendevano neri festoni di ragnatele, e così pure dalle corna di cervo appese alle pareti.
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