Spesso il racconto di paura è ricco di termini (aggettivi o verbi) che esprimono lo stato d'animo del protagonista.
Questa tecnica permette a chi legge di mettersi nei panni del protagonista e di provare le stesse emozioni.

Racconti di R. L. Stine
Eppur si muove
Fissavo sconvolta la piccola spugna.
Forse i miei occhi mi stanno giocando un brutto scherzo - mormorai. - È completamente assurdo!
Accidenti! - ansimai.
I miei occhi non mi stavano affatto ingannando.
La spugna rotonda si muoveva nella mia mano, piano piano, avanti e indietro, avanti e indietro, a un ritmo regolare, come se stesse respirando.
Ma le spugne non respirano! Non è così? Beh, questa di sicuro respirava!
Potevo persino sentire il suo impercettibile respiro.
uho oahhh, uho oahhh.
Che strano. E calda! pensai, sorpresa. "Calda e umida."
La racchiusi dolcemente nell'incavo delle mani... e accadde la cosa più assurdo del mondo: la spugna cominciò a muoversi.
Beh, non esattamente a muoversi.
Ma a pulsare piano e leggermente.
ca - chunk· ca - chunk.
Si muoveva come il modello di cuore di plastica che usavamo nel laboratorio.
Scrutai piena di curiosità quella cosa, facendo scorrere i polpastrelli sulle pieghe che coprivano la sua superficie e spingendole indietro.
Cosaaaa? - gridai all'improvviso, stupefatta e piena di paura.
Due occhi neri e umidi mi stavano guardando.
Rabbrividii di paura.
A un tratto, la spugna mi apparve come una cosa spaventosa.
Non la volevo vicino un minuto di più.. volevo che stesse alla larga da me e dalla mia famiglia.
Corsi fuori. Vidi un grande cassonetto metallico per la spazzatura, accanto al garage.
Sollevai il coperchio, vi gettai dentro la spugna e lo richiusi per bene. Ma...
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