
Racconto di Pasqua -
di Angiolo Silvio Novaro -
Alleluia! -
Le campane hanno spezzato le funi che le tenevano legate. La terra ha sobbalzato, s'è fenduta
e versa fiori. E i fiori in processione, si affollano per le valli, strisciano per i muri, si annidano nei
crepacci, si arrampicano sulle pèrgole, gremiscono. gli orli dei sentieri, si affacciano ai davanzali e abbaini delle case e giuncano a le lastre dei tetti.
Alberi neri e rugosi, rigidi e freddi come l'acciaio, intorpiditi e immalinconiti nella clausura invernale, dondolano al sole le braccia cariche di gioielli.
L' edera novella è saltata sul tronco del fico bianco e liscio come il collo dell'adolescente, e l'abbraccia con fuoco.
Le farfalle sciamano, volano, ruotano prese nel gaio vortice.
Gli uccelli che dormivano rattrappiti Il nel cuore dei rovi secchi si sono desti tutt'insieme battendo l'ali. Il vento è entrato allegro e baldanzoso, ha accarezzato l'erbe alte, le ha ghermite e costrette a danzare nel suo giro d'amore.
Alleluia!
Le campane che hanno spezzate le funi suonano a distesa e a gran voce. Valli e monti si rimandano gli echi festosi.
Alleluia!
La descrizione del risveglio pasquale ha un tono aria orginalissimo al quale l'autore affida il compito di far vibrare il fremito di vita che pervade la terra.
Le immagini si susseguono con ritmo incalzante: sono tutte a se stanti e nello stesso tempo legate le une alle altre da quel traboccante squillo di gloria che si diffonde tra valli e monti.
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