Racconti di Pasqua
di E. Treves
Buona Pasqua

La minestra a Gesù
Era un vecchietto dallo sguardo chiaro e dal sorriso mite... Indossava, estate e inverno, lo stesso abito di fustagno scolorito e tutto toppe.Si calcava fin sugli occhi un cappelluccio sgualcito, rovinato. Nella stagione calda portava la giacca appesa a un bastone,. appoggiato alla spalla sinistra. Chiedeva l'elemosina soltanto alla porta delle chiese. Si metteva sulla soglia e tendeva il cappelluccio, sorridendo senza parlare...
Sorrideva a tutti, così a chi donava, come a chi se ne andava senza nemmeno volgere il capo.
Era molto pio. Assisteva devotamente a tutte le funzioni religiose e ogni giorno metteva nella cassettina delle elemosine il primo soldo ricevuto per carità: pensava in tal modo di acquistarsi la grazia di Dio e un posticino nel Paradiso. E un giorno che gli parve di aver accumulato molti meriti, bastoncino sulla spalla, cappelluccio sugli occhi, si mise in cammino, per cercare la strada del Paradiso.
Cammina, cammina, cammina. Andava per sentieri sassosi e polverosi... In fondo a una bella strada ombrosa, sulla cima di un colle, trovò un muro tappezzato di edera e, in mezzo al muro, l'arcata di un portico e, sotto l'arcata, un usciolino.
Toc, toc, toc -il poverello picchiò a quell'uscio. L'uscio si aprì: si fece sulla soglia un bel frate bianco.
Che cosa volete, brav'uomo?
Son venuto... Ho sempre fatto la carità...
Sapete? Sono quel poverello del soldino... Ora sono stanco: vorrei entrare in Paradiso e riposarmi accanto al Signore.
Il frate sorrise. - Entrate. Una scodella di minestra c'è per tutti. Intanto vi riposerete. Poi potrete rimettervi per strada.
No, no - e il vecchio scuoteva la testa calva. - No, no. Sono venuto per fermarmi.
Mentre il poverello mangiava a lente cucchiaiate la sua ciotola di minestra, il frate raccontava al Padre Guardiano e agli altri frati che c'era un vecchio mendicante, il quale credeva di essere giunto in Paradiso e voleva restarci.
Ci resti, - disse il Padre Guardiano dopo che ebbe parlato con il suo ingenuo ospite - ci resti.
Aiuterà nell'orto e in cucina. Pane e minestra possiamo darglieli. E' una carità.
E il poverello rimase. Il giorno seguente, all'ora della colazione, il vecchio prese la sua fetta di pane e la sua ciotola di minestra e scese nell'orto.
Cercava un cantuccio comodo e tranquillo, nell'orto del Paradiso. In fondo all'orto c'era un antico crocifisso. Il vecchio giunse dinanzi al crocifisso e stette a guardare, sorpreso e rattristato, il Cristo ossuto. Poi, con un sospiro:
Oh, povero magrolone, - disse - come sei magro! Non ti danno dunque da mangiare?
Scendi giù di Iì che ti do io una scodella di minestra. E il Cristo, ecco, scese dalla croce e, presa dalle mani del povero la ciotola e il cucchiaio, mangiò la minestra.
Quindi risall sulla croce. Il vecchio allora sbocconcellò tranquillamente il suo pane.
Per molti giorni, tutti i giorni così: il poverello offriva la propria minestra a Gesù, e si contentava del pane. Finché una mattina racconta la cosa al Padre Guardiano, ingenuamente, con un leggero rimprovero ai frati che lasciavano Gesù così magro e affamato.
Sorrise bonario il Padre Guardiano e, assecondando, come gli pareva, l'innocente mania del suo protetto:
Prova a domandargli -suggerì - che cosa ti darà in cambio della ciotola di minestra.
A mezzogiorno, quando il Cristo ebbe, secondo il solito, vuotata la ciotola, il vecchio, candidamente, domandò: - Per il soldino che ti davo tutti i giorni mi hai fatto venire in Paradiso.
Per la minestra che tutti i giorni ti offro, che cosa mi darai?
Gesù rispose dolcemente: - Domani sarai a desinare con me.
E infatti, la notte stessa, quando il vecchio fu addormentato, due angeli scesero nel sottoscala e, presa in mezzo a loro la candida anima di lui, la portarono fin nel Paradiso vero e la fecero sedere alla mensa eterna del buon Dio.
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