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24 Maggio
2012    
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Il terribile dono di M. Della Vigna - A. Fabietti

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Tuttavia, voglioso di liberarsi in qualche modo del segreto
Auguri di Buona Pasqua

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da  Fiorita di racconti

Il terribile dono

Bacco aveva concesso a Mida di scegliersi il dono che più gli fosse piaciuto.
Mida, avido di ricchezza, rispose: - Concedimi che qualunque cosa io tocchi, abbia a tramutarsi in oro.
Bacco assentì, ma si dolse che Mida non avesse chiesto qualcosa di più saggio.
Il beneficato invece fremeva di gioia e bru
ciava per l'impazienza di mettere a prava la virtù donatagli da Bacco.
Non appena fu solo, spezzò da una quercia una fronda verdeggiante, e la fronda diventò oro; raccolse un ciottolo, e il ciottolo fu d'oro; toccò una zolla, e la zolla fu d'oro; spiccò da un albero un pomo, e il pomo si appesantì e splendè come il sole.
Anche le spighe di un campo, sfiorate dalle mani avide e frementi di Mida, furono tutto un trernulo canto pieno di barbagli aurati; e persino .l'acqua in cui Mida immergeva le mani per detergersi, gocciava già faville di sole.
Tutte le cose del mondo, Mida avrebbe voluto tramutare nel meraviglioso e prezioso metallo.
Ma terribile fu quando Mida si assise alla sua mensa doviziosa
Egli era pur ghiotto di prelibate vivande e di vini squi
siti: ed ecco che non appena le sue mani sfiorano il pane crocchiante e profumato e le delicate pietanze, non appena egli fa per portare alle labbra il calice colmo di vino, tutto, inesorabilmente, si tramuta in oro fulgente.
Ahimé, che non poteva saziare né fame né sete, lo sciagurato! Perché Bacco non gli aveva concesso di tramutare in oro soltanto ciò ch'egli volesse? Perché questo crudele martirio?
Tuttavia Mida pensò che Bacco l'aveva giustamente punito, e ora, angosciato e contrito, supplicava: Peroonami, Bacco!
Pietà, pietà di me... Liberami da questa crudele virtù.
Volle però Bacco che un ricordo del nefasto desiderio rimanesse sul corpo stesso di così avido uomo, e fece crescere a Mida due orecchie asinine: due monumentali orecchie pelose.
Mida ebbe gran vergogna della menomazione e si affrettò a nascondere quel turpe segno sotto una grande mitra di porpora. Ma il servo che era solito tagliare al re le lunghe chiome, le vide; non ,disse nulla agli altri servi, né ad alcuno, perché molto temeva l'ira del padrone.
Tuttavia, voglioso di liberarsi in qualche modo del segreto, che cosa fece?
Scavò, in luogo solitario, un po' di terra, e chino sulla fossa sussurrò:
Mida ha le orecchie d'asino! Mida ha le orecchie d'asino! -
Poi, cauto e guardingo, ricoprì la fossa e si allontanò.
Per anni il segreto rimase seppellito; ma quando su quel tratto di terra crebbero tenere canne, esse movendosi al vento, ridissero in loro linguaggio le parole sepolte, e ognuno seppe che Mida nascondeva, sotto il cappello di porpora, due pelose orecchie asinine.





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