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Giovedì
24 Maggio
2012    
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Capretto di Pasqua Vincenzo Fraschetti

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Fu proprio dopo quel momento che Caprettino, non si sa come


Auguri per la Santa Pasqua


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Capretto di Pasqua


Voi sapete che cosa è l'arrivo della Primavera in campagna: un improvviso svariare di ali, di luci, di tinte, dalla sera alla mattina; ieri opaco e grigio, stamattina chiaro e ridente, e larghe aperture luminose e trasvolate turchine e voci canore nell'aria.
Un incanto. Sul poggio s'è posata stamane una nuvola rosea e rotonda: cos'è?..
Un pesco! Sull'altro poggio, due, tre, nuvolette gonfie, più chiare, di seta: cosa sono?..
Mandorli. E quelle frecce che sfrombolano garrendo nel cielo?..
Rondini! Rondini arrivate ieri.
Il fosso, le rive del fiume, i campi, i prati si son messi tutti in verde, e in verdi più freschi, più teneri, di smalto, di smeraldo.
Tappeti gonfi, folti quelli dei prati; pettinati di gran marca quelli dei campi. E non han finito di scambiarsi fra loro le prime meraviglie che già squillano voci d'argento... Le margherite... Mi coprono tutto, fino al collo, fino ai piedi, fin sulla stradina!... io ho tutte le braccia gonfie di gemme, che mi scoppiano!...
Sentite questa tenue fragranza?.. Sì, sì, viole; qui, sotto i fianchi sotto i cespugli, tra i cumuli marciti di foglie... Viste? venite a raccoglierle.
Capretti no, col suo musetto roseo e un ciuffo ardito in mezzo alla fronte, la sente anche lui questa allegria di primavera, e con tutto quel folto soffice e verde sotto gli zoccoli, si diverte a saltare.
Ma salta così buffo, di tre quarti, o con tutte e quattro le zampette simultaneamente, fino a che rotola sull'erba.
Ma è beato. Ha appena una dozzina di giorni, ma gli piace il mondo; è bello il mondo! Quel tappeto gonfio e soffice fatto d'erba, fili, fili, fili, è una carezza; e a ficcarci dentro il muso è un sogno: e come tenera e fresca, a brucarla, l'erba!
Sì, il Iatte di mamma Capretta è quello che è..., ma anche questi ciuffi teneri e profumati - profumati di che? non lo sa - gli danno sotto i denti un sapore e un gusto nuovo!
Moltissimo gli piace di stare al mondo, con quei monti laggiù in lontananza aggraziati e turchini, e, turchino anche lui, il cielo che sembra un gran prato, e quelle nuvole bianche e ricciute in fila sotto la spinta del vento che sembrano caprette, pecore, pecorelle che camminano; e quelle casette sparse e lontane;
e il crocolio di galline; e il torrente che corre cantando sotto i ciuffi dei cornioli e lo chiama, proprio, lo chiama! Un paese ridente; gli piace tanto di starci.
Per poco, - gli dice Menica, la pastorella che se lo rimira, poggiate le mani sul suo bastone lungo, e fermo il mento sulle mani.
E perchè per poco, Menica?
Perchè Pasqua è qui che arriva.
E che vuoi dire çhe arriva Pasqua?
Vuoi dire, caro mio, che i capretti se ne vanno.
No, bella, io non me ne vado; io resto qui con la mia mamma: ci sto tanto bene qui.
Beh, sarebbe stata una crudeltà, pensava Menica, spiegare tante cose a quel povero capretto.
Poteva dirgli che la Pasqua lui non l'avrebbe manco vista?
Bèèèèh!
Lo chiamava la mamma; e Caprettino, trampolando, corse al richiamo (correva così buffo ancora), e subito si gettò ginocchioni sotto il ventre di mamma
Capretta: quattro testate (piano, piano, screanzato!), a succhiare il lattuccio tiepido e dolce. Sì, l'erba del prato era fresca e saporita, ma questa era un'altra cosa, questo era il lattuccio della sua Mamma!
Mamma, quand'è che arriva Pasqua?
Ci vuole ancora una settimana.
E che succede a Pasqua? ,
Che succede? niente: le chiese si svegliano, le campane cantano allegramente, e nelle case ogni famiglia fa festa.
Menica dice che i capretti come me, se ne vanno!
Menica è pazza, figlio mio; tu ad ogni modo non te ne vai; tu resti con me. E non t'allontanare per nessuna ragione.
No, no, sto con te. Posso mangiare l'erba come fai tu?
Prova; ma non t'allontanare.
Ora avvenne che una mattina mentre le pecore e le capre svariavano sul poggio, brucando, e Caprettino e i suoi compagni giocavano a saltare sull'erba, a un tratto le campane del paese, come prese da una ventata d'allegria, si misero a cantare, ma così gioconde e armoniose nell'aria. che tutte le cose attorno,
le casette, il torrente, i mandorli, i peschi, le nuvole, alzarono il capo per la gioia d'ascoltare, e gli uomini si levavano il cappello, e le donne s'affacciavano sulle soglie facendosi il segno della croce: e Menica s'inginocchiò sull'erba.
Fu proprio dopo quel momento che Caprettino, non si sa come, si trovò con la testa in giù e le quattro zampette strette come un ciuffo da una manaccia terrosa che lo portava via. Bèèèèè... Bèèèèè...! Chiamava disperatamente la sua mamma ...Bèèèhhh!... bèèèhhh! bèèèhhh!...
Anche la sua mamma chiamava lui: la sentiva, la sentiva, ma la sua voce s'allontanava sempre più. Dove lo portava quell'omaccio?..
Ecco dove lo portava. Lo gettava dentro un carro dove c'erano altri caprettini, bianchi e crespi, scuri e ricciuti, piccoli come lui, che strillavano in coro...beeehhh... bèèèhhh... bèèèhhh...! Un coro disperato di pianti! Aveva dunque ragione Menica!
Il carro si mosse strombettando; corse, corse, corse finchè si fermò. Erano arrivati in paese.
 Qualcuno afferrò Caprettino per le zampette legate (chi sei tu? che vuoi tu da me? bèèèhhh...! bèèèhhh...) gli alzò il capo, gli rise palpandolo sottopelle, non era gran che, e se lo portò via. Bèèèhhh, che volevano fare di lui senza la sua mamma? Dove lo portava?
 Lo portava nella casa di un bambino, ricciuto come lui, che se lo mise tra le braccia festosamente; voleva dargli il latte della sua tazza: bèèèhhh..., non lo voglio: voglio tornare alla mia mamma; voglio tornare al mio prato: bèèèhhh... da me che volete da meeeééé!
Debbo proprio dirvela fino in fondo? Sono le leggi della vita; le tradizioni della festa di Pasqua!
Cose che capitano in queste giornate a migliaia e migliaia di agnellini e capretti.
Quando venne il Prete a benedire la casa, a benedire i preparativi del pranzo di Pasqua, Caprettino era lì, nudo, tutto nudo, senza pelle, senza camicia; roseo di carne, un testino liscio, rapato, con due occhioni grandi, immobili, di cristallo.
Steso sopra un gran piatto oblungo, trionfava su una tavola apparecchiata con una bella tovaglia ricamata; e attorno tondeggiavano, da altri piatti, pallide uova sbucciate, e torte e colombe dalle croste dorate che svaporavano nella stanza un soave profumo di dolci pasquali.
In cotta e stola accompagnato da un chierichetto che reggeva il secchiello d'argento dell'acqua santa, il Prete entrò aspergendo le mura della casa e le persone inginocchiate -« Pace a questa casa e a coloro che vi abitano » -: poi benedisse anche lui, Caprettino; e le uova. e Ie torte e..le colombe. Buona Pasqua!
Il giorno dopo, che era la Domenica di Pasqua, e la casa aveva un aria festosa, quando la Mamma portò in tavola il gran piatto dell'arrosto, Caprettino aveva ancora fra i dentini bianchi un ciuffetto d'alloro, il segno della Primavera, il ricordo del suo bel prato di smeraldo.
In campagna a quell'ora le caprette, le pecore, a testa bassa brucavano silenziose le erbe. del poggio; qualche caprettino nuovo trampolava sui molli tappeti di smeraldo; e le nuvole bianche d'ovatta andavano lente sul cupo azzurro del cielo sospinte dal fiato della Primavera, così leggere che quasi non pareva.







Capretto di Pasqua Vincenzo Fraschetti
 

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