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Storia di Natale
Il bue e l'asino
Nel classico presepe che san Francesco allestì per primo a Greccio ispirandosi alle rappresentazioni liturgiche della notte di Natale, vi sono nella grotta, accanto al bambino, un asino e un bue di cui non parlano i vangeli canonici ma lo Pseudo Matteo: «... Il terzo giorno dopo la nascita del Signore Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla: mise il bambino nella mangiatoia e il bue e l'asino l'adorarono...».
Nella letteratura cristiana i due animali del presepe hanno suscitato tanti simboli. Secondo san Girolamo l'asino sarebbe l'Antico Testamento e il bue il Nuovo.
Altri hanno visto nel primo i pagani e nel secondo il popolo eletto.
Altri ancora hanno sostenuto che il bue raffigurerebbe il buon ladrone e l'asino il cattivo, oppure il primo sarebbe l'emblema delle forze benefiche e il secondo di quelle malefiche. Ma forse l'interpretazione più consona vede il bue, paziente e robusto nell'aratura, emblema di coloro che «...lavorano nel campo di Dio e ne trasmettono la parola con la loro voce possente...».
L'asino ha spesso evocato simboli contrastanti se non opposti. Ma nei vangeli è difficile attribuirgli una valenza negativa dal momento che accompagnerà il Cristo durante tutta la sua vita, dalla fuga in Egitto fino all'entrata in Gerusalemme la domenica delle Palme.
Per ricompensare l'asino dei suoi servizi, narra una leggenda medievale, il Cristo gli fece crescere all'incrocio tra la schiena e le spalle due linee di peli scuri a forma di croce, simbolo di chi serve, ovvero imita il Cristo ed è in comunione con Lui.
Nella letteratura cristiana i due animali del presepe hanno suscitato tanti simboli. Secondo san Girolamo l'asino sarebbe l'Antico Testamento e il bue il Nuovo.
Altri hanno visto nel primo i pagani e nel secondo il popolo eletto.
Altri ancora hanno sostenuto che il bue raffigurerebbe il buon ladrone e l'asino il cattivo, oppure il primo sarebbe l'emblema delle forze benefiche e il secondo di quelle malefiche. Ma forse l'interpretazione più consona vede il bue, paziente e robusto nell'aratura, emblema di coloro che «...lavorano nel campo di Dio e ne trasmettono la parola con la loro voce possente...».
L'asino ha spesso evocato simboli contrastanti se non opposti. Ma nei vangeli è difficile attribuirgli una valenza negativa dal momento che accompagnerà il Cristo durante tutta la sua vita, dalla fuga in Egitto fino all'entrata in Gerusalemme la domenica delle Palme.
Per ricompensare l'asino dei suoi servizi, narra una leggenda medievale, il Cristo gli fece crescere all'incrocio tra la schiena e le spalle due linee di peli scuri a forma di croce, simbolo di chi serve, ovvero imita il Cristo ed è in comunione con Lui.
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