
Racconto di Natale -
di Giuseppe Fanciulli -
La pace di Natale 1 -
Mario e Barbara parlavano piano, nell'angolo più buio della vasta cucina. Qualche lingua del chiarore rosso arrivava di tanto in tanto fino a loro e pareva che li volesse spiare.
Allora Barbara si volgeva inquieta; nemmeno Mario appariva tranquillo.
Il paiolo brontolava scontento di tutt'e due.
Dunque, mi hai capito; - diceva Mario - appena noi siamo usciti, tu prendi il paniere e vai da Michele.
Bene; da Michele - acconsentì Barbara.
Tu gli dirai: « Questo è per voi, Michele, e per la vostra figliuola Stella, Dio la benedica. Mi manda un cuore che vi è vicino nella notte del Santo Natale >
La vecchia Barbara si segnò, e disse lentamente: - Nella notte del Santo Natale..
In quel momento un passo pesante fece scricchiolare la scala; Mario e Barbara, dopo un attimo di esitazione, si slanciarono trepidanti verso il focolare, e si fermarono dinanzi al paiolo. .
Già Stefano era sull'ultimo gradino e di lì guardava,schiacciando quei due con l'imponenza della sua mole; pareva anche più alto, col berrettone di pelo, più grosso col bel vestito delle feste e un mantello gettato sulle spalle.
Vi ho visto, lepri mie! - disse con la rude voce temporalesca. -Che cosa facevate là in quell'angolo?
E un pezzo che vi vedo complottare...
Cosl dicendo, Stefano era sceso da quell'ultimo gradino,e attraversava la cucina a passi larghi, trascinandosi dietro l'importanza di essere il primo proprietario del paese. Arrivato sotto alla lampada, vide meglio suo figlio, e una nuova onda di collera gli imporporò la faccia.
Così, dunque, ragazzo, - gridò - non hai trovato il tempo per levarti codesti stracci di dosso? Vuoi che i Codibò ridano di noi? e tutta la gente che ci sarà dica
< il figlio di Stefano Martina non ha nemmeno un vestito buono? "
La voce rimbombava nella cucina vasta, e Mario lentamente si era tratto indietro. Barbara, invece, tutta nera, con le mani gialle incrociate sul petto, era rimasta radicata al pavimento, e fissava il padrone.
Stefano se ne accorse, e considerò quella immobilità come una sfida; tuttavia, la sua collera, per quanto fosse grande, non si scaricava mai liberamente contro Barbara, che egli aveva sempre visto nella casa, fino dal tempo di sua madre Elisabetta. Perciò la collera si piegò a diventare ironia.
Non ti pare giusto, - riprese -non ti pare giusto quanto .io dico a mio figlio?
È cosl il figlio di un ricco proprietario?
Barbara rispose piano: - Nostro Signore, figlio di Dio, in questa notte nacque, dentro a una stalla e fu deposto nudo in una mangiatoia.
Stefano non si potè trattenere dal battere i piedi.
In quella stalla - disse - arrivarono i Re Magi coi doni; e qui i doni sono venuti da un pezzo, mercè il lavoro di mio padre e il mio...
La risposta era balorda, più che superba, e forse egli stesso se ne vergognò. Aggiunse in fretta:
E poi non tante chiacchiere! Dammi un bicchiere di vino caldo; anderemo via subito, è tardi.
Così dicendo, si lasciò cadere sul seggiolone, di fianco al focolare, e rimase immobile, con le gambe tese, i piedi calzati dai bei stivali, diritti innanzi alla fiamma. Guardava di traverso il suo figliuolo, rimasto in piedi, nell'ombra; seguiva poi Barbara, che coi gesti abituali poneva sul desco il bicchiere lustro, la zuccheriera turchina e un cucchiaio d'argento.
Mentre mesceva, un profumo aromatico e forte si diffuse intorno.
Stefano vedeva un filo tra la vecchia e suo figlio, e si sentiva trascinato verso pensieri che lo irritavano sempre più.
Prese in silenzio il bicchiere e bevve il vino bollente a lenti sorsi, sempre guardando i due, e assaporando pensieri che ardevano più di quel vino.
Restituì il bicchiere vuoto e si alzò.
Ancora guardò Barbara.
Tu ti credi un gran che, - disse - perchè sei vecchia.
Ma bada bene. Guarda...
E così dicendo si chinava a prendere un ramo lungo e grosso.
Anche questo è vecchio; è uscito da una quercia che aveva trecento anni; eppure, ecco come si fa!
Senza alcun riguardo ai calzoni di panno fino, appoggiò violentemente al ginocchio quel legno, lo spezzò, e gettò i tronconi sulla fiamma.
Ecco; - ripetè, scuotendo la polvere dal calzone turchino - e ora vàttene a letto.
Barbara si inchinò e disse piano: -Dio abbia pietà di te, Stefano Martina.
E sparì senza rumore.
Il ricco proprietario rimase interdetto. La serva aveva mormorato le parole di augurio pietoso proprio mentre egli sentiva quella fredda trafitta al cuore, che già altre volte l'aveva fatto trasalire, quando andava in collera.
Si sollevò il berretto e si asciugò la fronte.
Mario si era avvicinato, come se si fosse accorto che il padre non stava bene.
Stefano, allora, si sentì riprendere dalla rabbia; non poteva nemmeno pensare di essere commiserato.
Appoggiò una mano pesante sulla spalla del giovine e disse con voce grave:
Anche a te basteranno poche parole.
Ricordati che tu, finchè io vivo, sei cosa mia; io posso spezzarti come quel legno che brucia, e lo sai. Ricordati, anche, che io non sono cieco.
Tu entri spesso nella casa di quello straccione di Michele Savari, e non sarà certamente per lui. Tu non andrai più da quella gente, perchè sei mio figlio.
lo sono ricco e Michele Savari è povero. Quando io lavoravo, lui cantava e beveva. Ora io ho tutto quanto ereditai da mio padre, quanto è frutto del mio lavoro, e anche tutto quanto apparteneva a quello straccione; tutto, si capisce, regolarmente, pagato. E se Michele Savari crede di rientrare in possesso della sua roba facendo sposare a te sua figlia, s'inganna. che prima io sia morto, e non morirò tanto
presto; mio padre era ancor vivo a novantadue anni.
Mario si era appoggiato all'angolo del focolare, tutto bianco in viso, e si torceva le mani. Avrebbe voluto parlare,.ma le labbra gli tremavano troppo.
I suoi occhi, tuttavia, esprimevano una spaurita ostilità.
Stefano Martina lo guardava; era il suo unico figlio e somigliava alla madre che era morta molto giovane, non ancora assuefatta al suo carattere tempestoso.
Basta; - riprese - non volevo inquietarmi, in questa notte che deve essere di allegria. Ora è tardi, e non hai tempo per cambiarti.
Verrai così; e se rideranno di te, dirò che hai fatto un voto; il voto di essere la mia disperazione. Prendi un mantello e una lanterna.
Andiamo Mario si staccò dall'angolo del focolare, e ubbidì silensiosamente.
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