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24 Maggio
2012    
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Racconti di Natale - Il pastore cattivo

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Racconti per Natale

 


Babbo Natale a casa




Il pastore cattivo


interruzioni

La notte di dicembre era limpida ma fredda. La campagna era avvolta nel silenzio.
Giuseppe usci dalla capanna e si avviò al paese: doveva trovare un po' di fuoco per riscaldare il Bambino appena nato e la Madre; tutte le case, però, erano serrate, né alcun lume brillava alle finestre.
Bussò a qualche uscio: - Aprite, buona gente: c'è un piccolo bambino e la sua mamma che hanno bisogno di fuoco...
A quest'ora il focolare è spento -rispondeva da dentro qualche voce assonnata.
Giuseppe lasciò il paese e si diresse verso i prati sui quali brillava un lieve chiarore di fiamma.
Dopo poco, infatti, giunse presso un gran fuoco intorno a cui era accoccolato un intero gregge, vigilato da un vecchio pastore e da tre cani.
Buon uomo, fammi prendere due carboni accesi; - disse Giuseppe - c'è un bambino con la sua mamma, in una capanna, che hanno bisogno di riscaldarsi.
Il pastore, che era duro di cuore e maligno, non rispose.
Era inutile dire di no: come avrebbe potuto quell'uomo avvicinarsi senza evitare i morsi dei tre mastini? Sogghignò a quel pensiero; ed ecco, infatti, i tre cani balzarono in piedi, aprirono la bocca per abbaiare, distesero le zampe per slanciarsi; ma nessun suono usci da quelle gole minacciose e nessun passo fu mosso da quelle zampe.
Il pastore guardò meravigliato i tre cani; ebbene, in ogni modo, le pecore facevano un cerchio così fitto intorno al fuoco, che quell'uomo non avrebbe trovato dove camminare.
Invece, ecco che quello mette il piede sulla prima groppa e poi su un'altra e cosi si avvicina senza che neppure un animale si desti dal suo sonno tranquillo.
Il vecchio, stizzito, afferrò allora il bastone per lanciarlo sull'intruso, ma il bastone passò sibilando sul gregge e andò a cadere lontano, in mezzo al campo.
Cominciava ad avere quasi timore di quei fatti misteriosi, ma poi pensò:
Come farà, adesso, a prendere la brace, se non ha dove metterla? - e ne ebbe una gioia maligna.
Posso prendere un po' di questa brace? - domandava intanto Giuseppe.
E l'altro, sicuro che fosse arrivato fin là inutilmente, rispose: Prendi pure...
Giuseppe si chinò, raccolse con le mani i tizzi più accesi e li mise in un lembo del mantello: né le mani si scottarono, né il mantello parve bruciarsi. Si rialzò:
Grazie, buon uomo; buona notte - e come era venuto, così andò via.
Il pastore balzò in piedi: che cosa accadeva infine?
Chi era quell'uomo intorno al quale si operavano tanti prodigi?
E deciso a chiarire quel mistero, lo seguì da lontano.
Arrivò così anche lui alla grotta e anche lui entrò.
In un canto, sopra un pugno di paglia, un bambinello sorrideva soavemente alla madre inginocchiata li presso. Il vecchio sentì che qualche cosa si scioglieva nel suo petto: avvertì un groppo di lagrime stringerlo alla gola e, per la prima volta in vita sua, conobbe la pietà.
Allora apri il sacco che teneva sempre sulle spalle, ne trasse una morbida pelle di pecora e ricopri il bambino. Aveva appena compiuto quell'atto, che i suoi occhi videro quello che prima non avrebbero mai potuto vedere: intorno al Bimbo e da per tutto, nella grotta, fuori, nei campi bui e per la volta celeste, una schiera d'angeli volava leggiera cantando dolcemente.
Il cuore del pastore si riempì di felicità: con quel Bimbo era nata la bontà nel suo cuore, e per quella bontà aveva potuto vedere lo splendore di Dio.











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