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24 Maggio
2012    
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Un Canto di Natale di di Charles Dickens - Il primo dei tre spiriti

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Un Canto di Natale, Dickens




Un Canto di Natale -
di di Charles Dickens -
Il primo dei tre spiriti -
Strofa Seconda -


Quando Scrooge si destò, era così buio che, guardando da letto, poteva a malapena distinguere la finestra trasparente dalle pareti opache della camera.
Stava tentando di penetrare l'oscurità coi suoi occhi di furetto, quando l'orologio di una chiesa vicina suonò i tre quarti. Rimase quindi in ascolto per sentir battere l'ora.
Con sua grande meraviglia, la pesante campana passò da sei a sette, poi da sette a otto, e regolarmente fino a dodici, poi si fermò.
Le dodici! Quando era andato a letto, erano le due passate.
Le dodici! L'orologio andava male. Un ghiacciolo doveva essersi formato nel meccanismo.
Le dodici!
Toccò la molla del suo orologio a ripetizione, allo scopo di correggere quell'insolente orologio. Il suo rapido e tenue pulsare batté dodici colpi e si fermò.
«Ma non è possibile», disse Scrooge, «che io abbia dormito tutta una giornata e tanta parte della notte successiva. Non è possibile che qualcosa sia accaduto al sole, e questi dodici colpi , significhino mezzogiorno!»
Poiché questa idea era alquanto allarmante, sgusciò fuori dal letto e andò a tastoni alla finestra.
Fu costretto a rimuovere dai vetri il gelo con una manica della vestaglia, prima di riuscire a veder qualcosa, e anche allora poté vedere ben poco.
Tutto quanto fu in grado di accertare fu che il tempo era ancora molto nebbioso ed estremamente freddo e che non si sentiva affatto il , rumore che fa la gente correndo in un senso o nell'altro, non si sentiva affatto il gran frastuono che ci sarebbe indubbiamente stato se la notte avesse cacciato via la luce del giorno e si fosse impadronita del mondo.
Questo gli fu di gran sollievo, giacché «a tre giorni dalla vista di questa cambiale pagata al signor Ebenezer Scrooge o a suo. ordine», eccetera, diveniva un semplice pezzo di carta se non ci fossero più stati giorni da contare.
Scrooge tornò a letto e, pur pensando e ripensando, non riusciva a spiegarsi la cosa.
Più rifletteva e più era perplesso; e più si sforzava di non riflettere, più rifletteva.
Lo spettro di Marley ; continuava a torturarlo.
Ogni volta, dopo matura riflessione, decideva fra sé e sé che era stato tutto un sogno; ma la sua mente tornava sempre al punto di partenza, come una grossa molla lasciata andare, e gli sottoponeva sempre lo stesso problema: è stato un sogno o no?
Scrooge rimase a giacere in questo stato, finché la campana non ebbe suonato altri tre quarti.
Allora si ricordò a un tratto che lo Spettro gli aveva preannunciato una visita per il momento in cui l'orologio avesse battuto l'una.
Decise di rimanere desto finché l'ora non fosse passata, e se si pensa che non gli era più facile dormire che andare in paradiso, questa era forse la risoluzione più saggia che potesse adottare.
L'ultimo quarto d'ora fu così lungo che egli si convinse una volta di più che probabilmente si era assopito inconsciamente e non aveva sentito l'orologio.
Finalmente risuonò al suo orecchio intento.
«Din, don.» «Le dodici e un quarto», disse Scrooge, contando.
«Le dodici e mezzo», disse Scrooge.
«Din, don.»
«L'una meno un quarto», disse Scrooge.
«Din, don.»
«Ecco l'ora», disse Scrooge, trionfante, «e non succede niente!»
Aveva parlato prima che battesse l'ora, ciò che avvenne ora, ri con un unico colpo profondo, cupo, cavernoso, malinconico. In quello stesso istante una luce inondò la stanza e le cortine del suo letto vennero scostate.
Le cortine vennero scostate, vi dico, da una mano; non quelle ai suoi piedi e neanche quelle dietro le sue spalle, ma quelle verso le quali era rivolta la faccia.
Le cortine del letto furono scostate e Scrooge, sollevandosi sul fianco, si trovò faccia a faccia ii col visitatore ultraterreno che le stava scostando; non meno vicino a lui di quanto io in questo momento lo sia a voi, e in spirito vi sto accanto.
Era una figura strana, simile ad un bambino; e pur tuttavia non i tanto simile ad un bambino quanto a un vecchio, visto attraverso· un qualche mezzo soprannaturale, che gli dava l'apparenza di essersi contratto, riducendosi alle proporzioni di un bambino.
I capelli, che gli pendevano intorno al collo e scendevano sulle spalle, erano bianchi come per la vecchiaia; eppure il suo volto non aveva una ruga e sulla pelle era il colorito più tenue che si potesse immaginare.
Aveva braccia molto lunghe e muscolose, e così pure le mani, come se la sua stretta dovesse essere di una forza non comune. Le gambe e i piedi, di forma delicatissima, erano nudi come gli arti superiori. Indossava una tunica del bianco più puro, e intorno alla vita era legata una cintura lucente, che luccicava in modo stupendo.
Teneva in mano un ramoscello di agrifoglio, fresco e verde, e il suo vestito, in strana contraddizione con quell'emblema dell'inverno, era adorno di fiori estivi.
Ma la cosa più strana in lui, era che dalla sommità della testa gli usciva un chiaro e fulgido getto di luce che rendeva visibile tutto questo; e senza dubbio era il motivo per cui, nei momenti cupi, usava come berretto un grande spegnitoio che in quel momento teneva sotto il braccio.
Tuttavia, neanche questa era in lui la qualità più strana agli occhi di Scrooge, che lo guardava sempre più fisso; giacché, come la sua cintura mandava bagliori ora in questa, ora in quella parte, e quella che era illuminata per un istante si oscurava subito dopo, così la figura stessa fluttuava pur rimanendo distintamente visibile, e ora era una cosa con un braccio, ora con una gamba, ora con venti gambe, ora un paio di gambe senza testa, ora una testa senza corpo: e di queste parti, mentre si
dissolvevano nella profonda oscurità che le ingoiava, non restava traccia; e appena si aveva il tempo di stupirsene, tornava quella di prima, distinta e chiara come sempre.
«Siete voi, signore, lo Spirito del quale m'era stata preannunciata la venuta?», chiese Scrooge.
«Sono io.»
La voce era dolce, gentile. Singolarmente tenue, come se invece di essergli accanto vicinissimo,
lo Spirito si fosse trovato lontano.
«Chi e cosa siete?», chiese Scrooge.
«Sono lo Spettro del Natale Passato.»
«Passato da un pezzo?», chiese Scrooge, notando la piccolezza della sua statura.
«No. Il vostro passato.»
Forse Scrooge non avrebbe potuto dire a nessuno il motivo, se qualcuno avesse potuto chiederglielo; ma provava un desiderio particolare di vedere lo Spirito col berretto in testa, e perciò lo pregò di coprirsi.
i «Come!», esclamò lo Spettro. «Vorresti dunque spegnere così presto, con mani terrene, la luce che emana da me? Non basta forse che tu sia uno di quelli che con le loro passioni hanno fabbricato questo berretto, e mi hanno costretto per una lunga serie di anni a portarlo abbassato sugli occhi?»
Scrooge dichiarò rispettosamente che non aveva nessuna in- tenzione di offendere, come non aveva nessuna coscienza di aver Imai volontariamente cacciato il berretto in testa allo Spirito, in un momento qualsiasi della sua vita; poi si fece tanto ardito da chiedere le ragioni che lo avevano condotto fin lì.
«Il tuo benessere», disse lo Spettro.
Scrooge si profuse in ringraziamenti; ma non poteva trattenersi dal pensare che una notte di riposo ininterrotto sarebbe servita assai meglio allo scopo.
Lo Spettro dovette udire i suoi pensieri, giacché disse immediatamente:
«Diciamo: la tua redenzione. Sta attento!».
Nel parlare stese la mano robusta e lo afferrò dolcemente per un braccio.
«Alzati, e vieni con me!»
Era vano sostenere che né il tempo né l'ora notturna si prestavano a scopi pedestri; che il letto era caldo, mentre il termometro segnava molti gradi sotto lo zero; che Scrooge era vestito leggero, con le sole pantofole, la veste da camera e il berretto da notte e, per di più, era anche raffreddato.
Era impossibile resistere a quella presa, per quanto fosse dolce come quella di una mano femminile. Si alzò; ma accorgendosi che lo Spirito si dirigeva verso la finestra, gli si afferrò alle vesti in atto supplichevole.
«Sono un mortale», implorò Scrooge, «e soggetto a cadere.» «Basterà appena il tocco della mia mano qui», disse lo Spirito, posandogliela sul cuore, «per sostenerti a un'altezza ben maggiore di questa!»
Mentre le parole venivano pronunciate, passarono attraverso il muro e si trovarono in aperta campagna, in una strada fiancheggiata da campi da ambo i lati.
La città era interamente svanita e non se ne vedeva più traccia.
Con essa era svanita anche l'oscurità e la nebbia; era una chiara e fredda giornata invernale, e il terreno era tutto coperto di neve.
«Gran Dio!», disse Scrooge, giungendo le mani mentre guardava in giro. «Sono cresciuto in questo posto. Ci sono vissuto da ragazzo.»
Lo Spirito lo guardò con dolcezza. Il suo tocco leggero, per quanto fosse stato istantaneo e lieve, era ancora sentito dal vecchio.
Questi ebbe coscienza di mille odori che fluttuavano nell'aria, ognuno legato a mille pensieri e speranze e gioie e preoccupazioni, dimenticate da molti, molti anni.
«Ti tremano le labbra», disse lo Spettro; «e che cos'hai sulla guancia?»
Con un tremito inconsueto nella voce, Scrooge mormorò che era un foruncolo e pregò lo Spettro di condurlo dove più gli piacesse.
«Ricordi la strada?», chiese lo Spirito.
«Se la ricordo!», gridò Scrooge, con calore. «Potrei percorrerla con ,gli occhi bendati.»
«E strano che tu l'abbia dimenticata per tanti anni», osservò lo Spettro. «Andiamo avanti!»
Camminarono lungo la strada, e Scrooge riconosceva ogni cancello, ogni palo, ogni albero.
A un certo punto, apparve in distanza una cittadina, col suo ponte, la sua chiesa e il suo fiume tortuoso.
Adesso si potevano vedere dei cavallini arruffati che trottavano incontro a loro, montati da ragazzi, i quali gridando chiamavano altri ragazzi che stavano su calessi e carri guidati da contadini.
I ragazzi erano allegri, e si scambiavano grida gioiose, talché tutta la distesa dei campi era piena di quella musica e l'aria pun- gente rideva nell'ascoltarla.
«Queste sono soltanto ombre delle cose che sono state», disse lo Spettro. «Non si accorgono affatto di noi.» I giocondi viaggiatori si avvicinarono, e quando furono vicini Scrooge li riconobbe e sarebbe stato in grado di dire il nome di ciascuno.
Perché provava un senso di gioia sconfinata nel vederli? Perché i suoi occhi freddi luccicavano e il cuore gli balzava in petto, mentre gli passavano vicini?
Perché si sentiva così pieno di gioia nel sentirli augurarsi l'un l'altro Buon Natale, nel momento in cui si separavano all'angolo di qualche via traversa o a un bivio, per andarsene a casa? Che cos'era Buon Natale per Scrooge? In giro a augurarsi Buon Natale! A cosa gli aveva mai giovato?
«La scuola non è completamente vuota», disse lo Spettro. «Vi si trova ancora un bambino solitario, trascurato dai suoi amici.»
Scrooge disse che lo sapeva, e singhiozzò.
Lasciarono la strada maestra per prendere una stradicciuola che ricordava benissimo; e presto giunsero vicino a una casa di mattoni rosso-scuri con una torretta sormontata da una banderuola, con dentro una campana.
Era una casa grande, ma di gente impoverita, perché le stanze spaziose erano poco usate, le pareti erano umide e coperte di muffa, le finestre rotte e gli infissi marci.
Nelle stalle chiocciavano e razzolavano i polli e le rimesse e i capanni erano pieni di erba.
Anche all'interno, la casa non conservava niente della sua condizione antica, giacché, entrando nell'androne sinistro e guardando attraverso le porte aperte di varie camere, videro che queste erano male ammobiliate, fredde e ampie.
Nell'aria c'era odore di terra, nel luogo una gelida nudità, che in qualche modo faceva venire in mente risvegli troppo frequenti a lume di candela e scarsità di cibo.
Lo Spirito e Scrooge, traversando l'androne, si diressero verso una porta nella parte posteriore della casa. Questa si aprì dinanzi a loro, scoprendo una stanza lunga, spoglia e malinconica, resa ancor più spoglia da tutta una fila di rozzi banchi e tavolini.
A uno di questi, un ragazzo era seduto solo a leggere vicino ad un debole fuoco; e Scrooge, sedendosi su uno dei banchi, pianse nel vedere se stesso, povero e dimenticato com'era allora.
Non un'eco indistinta nella casa, non il rumore dei topi che scorrazzavano dietro i pannelli di legno alle pareti, non una goccia della fontanella mezzo congelata nel fosco cortile sul retro, non un sospiro tra i rami spogli di un pioppo avvilito, non il pigro cigolio della porta di una dispensa vuota, no, neppure lo scoppiettare del fuoco, che non cadesse sul cuore di Scrooge intenerendolo e consentendo alle lacrime di scorrere più liberamente.
Lo Spirito gli toccò il braccio e gli additò il giovane se stesso, intento a leggere.
Ad un tratto, comparve alla finestra un uomo vestito in una foggia straniera, mirabilmente reale e distinto, con una scure infilata nella cintura che teneva per la briglia un asino carico di legna.
«Ma è Alì Babà!», esclamò Scrooge estatico. «Quel caro, vecchio e buon Alì Babà! Sì, sì, lo so, una volta a Natale, quando quel bambino solitario era rimasto qui abbandonato da tutti, lui venne per la prima volta, proprio come ora. Povero ragazzo! E Valentino», disse Scrooge, «e il suo selvaggio fratello Orson, eccoli là! E come si chiama quello che fu messo a dormire in mutande alla porta di Damasco? Non lo vedete? E il servitore del Sultano messo a testa in giù dai Geni; eccolo là, piantato sulla testa!
Gli sta bene, ne sono contento. Perché aveva osato sposare la principessa?»
Sentire Scrooge dispiegare tutta la serietà della sua natura su argomenti come quelli, con una voce straordinaria tra il riso e il pianto, e vedere la sua faccia accalorata ed eccitata, sarebbe stata davvero una sorpresa per tutti i suoi amici affaristi della City
«Ecco il Pappagallo!», gridò Scrooge; «col corpo verde e la coda gialla, con una cosa come un cespo di lattuga che gli esce dalla testa; eccolo! Povero Robin Crusoe, gli disse quando tornò a casa dopo aver viaggiato intorno all'isola.
Povero Rbin Crusoe, dove sei stato, Robin Crusoe?· L'uomo credeva dI sognare, ma non sognava; era il Pappagallo, sapete. E quello è Venerdì che corre, per salvarsi, verso il ruscello! Hallo! Hop!
Hallo!» Indi, con una rapidità di transizione estranea alla sua natura, disse compassionando il se stesso d'una volta: «Povero ragazzo!» e ricominciò a piangere.
«Vorrei», mormorò Scrooge, mettendosi la mano in tasca e dando un'occhiata in giro, dopo essersi asciugato gli occhi con la manica, «... ma ora è troppo tardi.» «Di che si tratta?», chiese lo Spirito.
«Niente», disse Scrooge, «niente. Ieri sera dietro la mia porta c'era un ragazzo che cantava un canto di Natale. Mi piacerebbe avergli dato qualche cosa, ecco tutto.»
Lo Spettro ebbe un sorriso pensieroso e, con un gesto della mano, disse: «Andiamo a vedere un altro Natale».
A queste parole, l'immagine dello Scrooge d'una volta divenne più grande e la stanza divenne un po' più scura e più sporca.
I pannelli ai muri si contrassero, le finestre scricchiolarono, frammenti di intonaco caddero giù dal soffitto, lasciando vedere le travi nude; ma come tutto questo era avvenuto, Scrooge non lo sapeva, più di quanto non lo sappiate voi.
Sapeva soltanto che era tutto esatto; che tutto quanto si era svolto in quel modo, e che lì era lui, solo ancora una volta, mentre tutti gli altri ragazzi erano andati a casa a passare una gioconda vacanza.
Ora non stava più leggendo, ma passeggiava in su e in giù, con aria disperata.
Scrooge guardò lo Spettro e, scuotendo mestamente la testa, diede un'occhiata ansiosa alla porta.
Questa si aprì e una bambina molto più piccola del ragazzo entrò di corsa e, gettandogli le braccia al collo e baciandolo più e più volte, lo chiamò il suo «caro, caro fratello».
«Son venuta per portarti a casa, caro fratello», disse la bambina, battendo le mani e ridendo, «per portarti a casa, a casa, a casa.»
«A casa, piccola Fan?», rispose il ragazzo.
«Sì», disse la bambina, raggiante di gioia. «A casa, e per sempre. Il babbo ora è talmente più buono di prima, che la nostra casa è un paradiso!
Mi ha parlato con tanta dolcezza, una bella sera, quando stavo andando a letto, che non ho avuto paura di chiedergli ancora una volta se potevi tornare a casa, e lui ha detto di sì, che dovevi tornare e mi ha mandato in carrozza a prenderti.
E tu diventerai un uomo», disse la bambina spalancando gli occhi, «e non tornerai più qui; ma per prima cosa staremo tutti insieme per il periodo di Natale e ci divertiremo come non ci siamo mai divertiti.»
«Sei già una donna, Fan!», esclamò il ragazzo.
Batté le mani ridendo e tentò di toccargli la testa, ma era troppo piccola, e perciò rise di nuovo e si alzò in punta di piedi.


 

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