Poesie Reportonline

Le più belle poesie scelte da reportonline.it

Giovedì
24 Maggio
2012    
Text size
  • Aumenta Dimensione Font
  • Default
  • Diminuisci Dimensione Font
Home Racconti Racconti Charles Dickens Racconto di Natale di Charles Dickens - L'ultimo degli spiriti

Racconto di Natale di Charles Dickens - L'ultimo degli spiriti

E-mail Stampa
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
Un Canto di Natale, Dickens Un Canto Natale-
L'ultimo degli spiriti
di Charles Dickens -
Strofa Quarta -




Il Fantasma si avvicinava lentamente, con silenziosa gravità e, quando gli fu vicino, Scrooge cadde in ginocchio, giacché l'aria stessa attraverso la quale si muoveva questo Spirito sembrava diffondere tutt'intorno l'oscurità e il mistero.
Era avvolto in un'ampia veste nera che gli nascondeva la testa, il volto e la forma, e non lasciava vedere di lui che una mano tesa.
Se non fosse stato per questa, sarebbe stato difficile staccare la figura dalla notte e separarla dall'oscurità che la circondava.
Quando gli fu accanto, Scrooge sentì che era di statura alta e imponente e che la sua presenza misteriosa lo riempiva di un solenne terrore.
Altro non sapeva, giacché lo Spirito non parlò né si mosse.
«Sono alla presenza dello Spirito del Natale Avvenire?», chiese Scrooge.
Lo Spirito non rispose, ma additò in alto con la mano.
«State per mostrarmi le ombre di cose che non sono accadute, ma che accadranno nel tempo che ci sta dinanzi», proseguì
Scrooge. «Non è così, Spirito?»
La parte superiore della veste si contrasse per un momento nelle sue pieghe, come se lo Spirito avesse chinato la testa.
Fu questa l'unica risposta che Scrooge ricevette.
Per quanto avesse ormai fatto l'abitudine alla compagnia degli spettri, Scrooge aveva un tal timore di quell'ombra silenziosa che le gambe gli tremavano, e, quando si accinse a seguirlo, si accorse che riusciva a mala pena a reggersi in piedi.
Lo Spirito indugiò un momento come se si fosse reso conto delle sue condizioni e avesse voluto dargli il tempo di rimettersi.
Ma questo non fece che peggiorare le condizioni di Scrooge.
Sapere che dietro quell'oscuro velario c'erano occhi spettrali fissi su di lui, lo riempiva di un orrore vago e incerto, mentre, per quanto aguzzasse lo sguardo finché poteva, non riusciva a vedere altro che una mano spettrale e un gran mucchio nero.
«Spettro del Futuro!», esclamò. «lo ti temo più di tutti gli altri
Spettri che ho visto. Ma siccome so che il tuo scopo è di farmi del bene e siccome spero di vivere tanto da diventare un altro uomo da quello che ero, son pronto a tenerti compagnia e a farlo con animo grato. Non vuoi parlarmi?»
Lo Spettro non rispose. La mano additava diritto, davanti a loro.
«Avanti!», disse Scrooge. «Conducimi! La notte sta per finire, e so che per me il tempo è prezioso. Conducimi innanzi, Spirito.»
Il Fantasma si mosse nello stesso modo col quale era venuto verso di lui e Scrooge lo seguì nell'ombra della sua veste, la quale, a quanto gli parve, lo sollevò e lo trasportò con sé.
Sembrò quasi che non fossero loro ad entrare nella città, ma piuttosto la città a spuntar fuori tutt'intorno a loro e a circondarli.
Nondimeno, erano nel cuore stesso della città, alla Borsa, tra i mercanti che si affrettavano in su e in giù, facevano tintinnare le monete in tasca, conversavano in gruppi, guardavano l'orologio, giocavano distrattamente con i loro grandi sigilli d'oro, e così via, come Scrooge li aveva visti tante volte.
Lo Spirito si fermò accanto a un gruppetto di uomini d'affari.
Scrooge, osservando che la mano li indicava, si accostò per sentire quel che dicevano.
«No», diceva un uomo grande e grosso, con un mento mostruoso, «non so niente di lui, né in un senso né nell'altro. So soltanto che è morto.»
«Quando è morto?», disse un altro.
«La notte scorsa, credo.»
«Come mai? Che cosa aveva?», chiese un terzo, prendendo da una grandissima tabacchiera una grande quantità di tabacco.
«Credevo che non sarebbe mai morto.»
«Lo sa Iddio!», disse il primo, con uno sbadiglio.
«Che ne ha fatto del suo denaro?», chiese un signore dalla faccia rosa, con una escrescenza pendula all'estremità del naso, che tentennava come i bargigli di un tacchino.
«Non lo so», disse l'uomo dal grosso mento, con un altro sbadiglio. «L'avrà lasciato alla sua Compagnia, forse. A me non l'ha lasciato. Questo è tutto quel che so.»
Questa facezia fu accolta da una risata generale.
«Sarà probabilmente un funerale molto economico», disse lo stesso che aveva parlato prima, «perché, quant'è vero che sono vivo, non conosco nessuno che ci andrà.
Mettiamoci d'accordo noi e facciamo i volontari.»
«Non ho niente in contrario ad andarci, se ci daranno la colazione osservò il signore, con l'escrescenza sul naso. «Se debbo andare ad un funerale, bisogna che mi nutriscano
Altra risata.
Allora, disse quello che aveva parlato per primo «dopo tutto sono io il più disinteressato tra voi, perché non porto mai guanti neri e non faccio mai colazione.
Ma mi offro di andarci, se ci andrà qualcun altro.
Ora che ci penso, non sono affatto sicuro di non essere stato io il suo più intimo amico, perché tutte le volte che ci incontravamo ci fermavamo sempre a parlare. Arrivederci.
Tanto quelli che avevano parlato, quanto quelli che avevano ascoltato si dispersero, mescolandosi ad altri gruppi. Scrooge conosceva quegli uomini e guardò verso lo Spirito per avere una spiegazione.
II Fantasma si diresse verso una strada, indicando col dito due persone che si incontravano.
Scrooge tornò ad ascoltare, pensando che qui avrebbe potuto forse essere la spiegazione.
Conosceva benissimo anche loro.
Erano uomini d'affari, molto ricchi, di grande importanza.
Egli aveva sempre cercato di godere della loro stima, naturalmente dal punto di vista degli affari, da un punto di vista strettamente affaristico.
Come state?, disse uno.
Come state?, replicò l'altro.
Bene), disse il primo. Finalmente quel vecchio avaro ha avuto quel che si meritava.
Così mi dicono, replicò il secondo. Fa freddo, non vi pare?
Oh, siamo nel periodo di Natale. Voi non pattinate, è vero?
No, no! Ho ben altro da pensare. Arrivederci.
Non una parola di più. Questo fu tutto l'incontro, tutta la conversazione e tutta la separazione.
Sulle prime, Scrooge fu alquanto sorpreso che lo Spirito ammettesse una qualche importanza a conversazioni apparentemente così futili; ma, essendo certo che queste dovevano avere qualche senso nascosto, si mise a considerare quale potesse essere.
Non era possibile che si riferissero alla morte di Jacob, il suo vecchio socio, perché questi apparteneva al Passato, mentre il dominio di questo Spirito era il Futuro.
Neppure poteva pensare a qualcuno immediatamente vicino a lui, al quale potesse applicarle.
Ma, non avendo il minimo dubbio che, a chiunque si riferissero, contenevano una morale latente destinata al suo miglioramento, risolse di tesoreggiare ogni parola che udiva e ogni cosa che vedeva e specialmente di osservare l'ombra di se stesso quando apparisse,


Racconto di Natale di Charles Dickens - L'ultimo degli spiriti
 

Seguici su Facebook

Statistiche

Utenti : 4876
Contenuti : 11141
Link web : 3
Tot. visite contenuti : 17864710

Le notizie Oggi

ReportOnLine

Sondaggi

Quale tipo di Lettura preferisci?