Racconto sul vino
di Mimì Menicucci
Il sole in bottiglia
Il vino è una bevanda burlevole. Quando è ancora uva, è dolcissimo, innocente.
E' colorato vagamente di azzurro e di giallo.
Gonfia i chicchi fino a scoppiare, si nutre di sole e fa comunella con le api.
E' succoso, zuccherino, pieno di bonomia e di ingenuità.
Si compiace, coi suoi grappoloni turgidi, di stare fra le mani dei bambini.
Ma se l'uomo schiaccia quei grappoli sotto i piedi, nel succo che ne ricava cominciano a serpeggiare germi d'odio e di vendetta.
Bolle di rabbia, in silenzio, nella profondità della cantina.
Fermenta misteriosamente senza che niente di estraneo sia venuto ad alterarne la composizione.
Sviluppa milioni di microrganismi, suscita interne ribellioni, trasforma lo zucchero in alcool, il dolce in aspro, l'innocenza in tradimento.
Eppure, in apparenza, è ancora ingenuo. gustoso, festoso.
Se ne bevi un gocciolino, ti mette la gioia dentro, ti schiarisce gli occhi,
ti fa vedere bello il mondo; ma bevine un bicchiere di più e rimani tradito.
Ti arriva al cervello attraverso lo stomaco, ti fa fare i gesti più pazzi.
Ti avvoltoleresti per terra con gioia.
Non sei più uomo, sei un animale. Ti senti fratello del porco e del somaro.
La tua dignità umana è sparita, polverizzata, il cervello spappolato.
Nel sonno ti agiti sotto incubi terrificanti.
Ti svegli dalla tua ebrezza con la lingua pastosa e il cervello torbido.
Il vino è là, nella bottiglia. lucente, limpido. festoso, innocente.
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