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25 Maggio
2012    
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Racconto di Jerome K. Jerome - L'uscita dello zio

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 La prima cosa che faceva, dopo colazione, era perdere il giornale


Racconti umoristici




L'uscita dello zio



Dalla casa di mio zio Podger alla stazione della ferrovia c'è una passeggiata di otto minuti.
Mio zio diceva sempre: - Avviatevi un quarto d'ora prima e prenderete comodamente il treno.
Ma lui si avviava soltanto cinque minuti prima e si metteva a correre.
Non che mio zio si alzasse tardi; ma perché sorgevano un monte di ostacoli all'ultimo momento.
La prima cosa che faceva, dopo colazione, era perdere il giornale. Indovinavamo sempre quando zio Podger aveva perduto qualche cosa, dall'espressione di atterrita indignazione con cui in simili casi guardava il mondo in generale. Non veniva mai a mio zio Podger in mente di dirsi: - Sono un vecchio trascurato. lo perdo tutto. Non so mai dove ho messo un oggetto.
Sono incapace di trovarlo da me.
Al contrario, per qualche suo strano metodo di ragionamento, si convinceva che quando perdeva una cosa la colpa non era sua, ma degli altri.
Un minuto fa l'avevo in mano - esclarnava.
Dal tono si sarebbe pensato che vivesse circondato da prestidigitatori che facevano scomparire gli oggetti semplicemente per irritarlo..
L'avessi lasciato nel giardino? - diceva mia zia.
Perché avrei dovuto lasciarlo nel giardino?
Non mi occorre il giornale nel giardino, mi occorre  - Guardati in tasca.
Che Dio ti benedica! Credi che starei qui, alle nove meno cinque, se lo avessi in tasca?
Mi credi uno sciocco?
Alla fine riuscivamo a rintracciarglielo; il più delle volte, quando c'era seduto sopra.
E allora sorrideva, non gentilmente, ma con l'aria annoiata d'un uomo che sente che il destino lo ha gettato fra un branco di idioti incurabili.
E l'avevate proprio sotto il naso! - s'interrompeva, orgoglioso di sapersi dominare.
E allora si avviava al vestibolo, dove zia Maria aveva l'uso di raccogliere i bambini per salutarlo. La pendola del salotto cominciava a battere le nove.
Aveva un suono freddo, penetrante, che faceva perdere la testa a mio zio.
Nella agitazione del momento egli baciava due volte qualcuno dei bambini e ne saltava altri, poi non ricordava più chi avesse baciato e chi  e doveva ricominciare daccapo.
Allora diceva che i bambini si mischiavano apposta, e io non oserei affermare che
l'accusa fosse del  tutto ingiustificata.
Per colmo di sciagura, uno dei bambini aveva immancabilmente la faccia impiastricciata, e quello era sempre il più espansivo di tutti.

Racconto di Jerome K. Jerome - L'uscita dello zio
 

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