Racconti per la Festa della mamma
Mia madre. La rivedo in ginocchio davanti a me, nell'atto di farmi il nodo ai lacci delle scarpe. E le scorgo un capello bianco.
«Mamma, hai un capello bianco!», grido.
Ma la mamma alza il viso, ride, e mi rassicura.
«Ma no, ti sbagli. M'è andato in testa un po' di farina mentre stacciavo»,
lo sono in un cantuccio che piango, e la mamma lascia tutto e viene a prendermi in collo. E senza che io le dica che piango per il mal di corpo, lei che intende mi volge in modo che il mio pancino combaci con la rotondità del suo addome morbido e caldo, e mi culla passeggiando e canterellando, ed io sento quietarsi il mal di corpo e mi addormento.
In un album di carta di Fabriano, dove ho ritratto a matita persone d'importanza e persone semplici, visi cari di casa e gente estranea di molto lontano, è rimasto in bianco il primo foglio, che era destinato al viso di mia madre.
Doveva essere il mio capolavoro. E ciò mi ha lasciato un inconsolabile cruccio.
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