
Ogni volta che tento di rintracciare nel passato le impronte della beatitudine mi rivedo
accanto alla mamma nei pomeriggi d'inverno quando calava presto la notte, seduti a una stessa tavola sotto la luce quieta che veniva dal globo di vetro appannato del lume a petrolio.
Lei tutta rinvolta ta in uno scialle di lana celeste, cuciva con l'ago o con la macchina;
io appiccicavo sopra un foglio grandi farfalle azzurre o piccoli cammelli colar sabbia o strane bambine danzanti con la gonna rossa.
La strada era silenziosa, in casa non c'era nessuno all'infuori di noi due, soli soli, vicini vicini, al riparo dal vento, dal freddo, dal buio e io mi sentivo salvo e sicuro sotto la protezione della luce calma della lampada e degli occhi i lucenti e potenti di mia madre.
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