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Venerdì
25 Maggio
2012    
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In Friuli sotto la tenda di Enzo Demattè

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Siamo nel Friuli terremotato. Sotto una tenda, aperta agli incontri di profughi, soldati e volontari di diversa origine, si svolge questo curioso colloquio tra due ragazzi friuliani, Lelo e Nicolino, e un soldato meridionale, Rocco. Il dialogo mette in evidenza le grandi differenze tra le diverse aree linguistiche d'Italia.






Gemona: alcuni degenti dell'ospedale terremotato vengono trasferiti in una caserma.


Eccomi - fece Rocco, accostandosi al tavolo - sentite, frutti, voi che siete friulani: dovreste insegnarmi un po' di parole che mi servono con la gente.
Il refettorio s'era pian piano spopolato e sotto la tenda non erano rimasti che loro tre.
I ragazzi assentirono, lusingati.
In partenza Rocco ci tenne a far sapere che conosceva già certi vocaboli, tuttavia piuttosto facili e disparati.
Le parole che gli erano rimaste impresse erano specialmente alcune, che gli sembravano inventate apposta per confondere il significato, e avevano il potere di provocargli il riso.
Per esempio, quali? - chiese Nicolino un po' risentito.
Per esempio frutto, no? Uno pensa alliit frutta da mangiare: invece vuoI dire 'bambino'!
Gli altri esempi che portò il calabrese erano della stessa specie: soreli che non
significava la sorella ma il 'sole'; voli che corrisponqeva a 'occhi' e non ci entrava
con volere o volare; e cosi mandi, nuie e cumò con i loro significati del tutto
estranei al verbo mandare, alla noia e al comò, detto anche in italiano cassettone.
Rocco ormai aveva ben capito il senso di quelle parole; volevano dire: 'saluti,
niente, adesso'. Una bella confusione, però!
Per forza! - ribatté Nico.lino. - Il friulano non è mica un dialetto, sai?
Il friulano è una lingua! .
La conversazione si accese di colpo.
Eh, va' là! - replicò Rocco. - E il calabrese, allora, che ci ha dentro le parole di tutto il mondo? Voi lo sapete come si dice?:
La lingua calavrisa è la lingua universali'. Ahò, frutti: come non lo sapevate?
Il viso del giovane mostrava un'espressione cosi sicura e raggiante che allo studentino delle medie mancò il coraggio di contrastare.
Però, uno che aveva solo la terza!
Lelo, dal canto suo, in mezzo a quelle battute si sentiva Lelo Friuli per modo di dire
Dentro di sé veniva come distratto o frenato non da un pensiero preciso, ma da sensazione oscura che da qualche tempo lo prendeva di fronte alle discussioni di quel genere... Qualcosa che non riguardava la natura della tradizione friulana,
la quale nei suoi paesi tutti sembravano d'accordo, ma piuttosto il valore da attribuirle, dato che alcunI lo ritenevano grandissimo e altri assai minore...
Ora attenti, - proseguì Rocco - spiegatemi bene queste parole.
Come si dice vostro dialetto ragazza? ...
Ragazza si dice fantate - rispose Nicolino.
Anche fantacine - aggiunse Lelo.
Fantate! - esclamò il soldato. - Senti un po'! Starebbe per dire fantastica.
 No - corressero i due - vuol dire solo 'ragazza'. Anche ragazzo si dice fantàt.
Però che parole strane! - osservò il calabrese.
 Perché, invece - gli replicarono - nel tuo dialetto, ragazza come si dice?
Cotrara, si dice - rispose quello con la espressione più naturale del mondo, mntre i due si sforzavano di trattenere una risata.
Andiamo avanti, - continuò il soldato con impazienza - e come si dice signorina?
Siorute.
Sciorutte - puntualizzò il giovane. - Ho capito. 'Signorina, - soggiunse
vuole uscire con me stasera?  Questo voi come lo dite?
Siorute, - rispose Lelo un po' vergognoso - vignaréiso fur cun me usgnòt?
Come?
Rocco tentò di girare la domanda a Nicolino, ma con lo stesso esito.
Accidenti! - esclamò preoccupato. - Vusgnotte! Troppo difficile, non ci riesco a ricordare. Ma non potete parlare più chiaro in questi paesi?
Lelo Friuli questa volta alzò le spalle.
Eh sì! Vuoi scherzare? Il friulano è fatto così perché viene dal latino: te l'ho detto, no?

Noi veniamo dal latino  più di tutti incalzò ciccio Nicolino - perchè abbiamo tanti nomi che finiscono con -s. Anche, nomi dei paesi, ascolta: Bueriis, Trasaghis, Sequals, Cormons, Montenars. Ce l'hanno spiegato anche a scuola che sono nomI romani.
Rocco Puglisi sembrò restare senza parola, m  fu solo. un momento.
 E noi, allora? - ribatté con vigore - Cosa credete? Noi ci abbiamo il latino
anche più di voi, perché un sacco di parole finiscono con -u. Volete sentire? Focu,
ferru, ramu, truncu... questo è latino o cosa? E poi sentite un po'... -Si levò in piedi e schiarì la voce sotto il grande tendone quasi vuoto:
Su' calavrisi - calavrisi sugnu, su' nnominatu -ppi tuttu lu regnu...
(Sono calabrese - calabrese sono; son nominato per tutto il regno).
Ohè, terùn , - chiamò uno di quelli - te sgorlet? At quaicoss che burla già in la crapa? (Ohè, terrone: ti da di volta? Hai qualcosa che non funziona nella zucca?).
Sta' zitto, tu, polenta! - fu la replica del calabrese. Quindi riprese come niente fosse:
e quanti cantaturi - su' a lu mundu
a frutti cu la spala - li cumandu
(e quanti cantori ci sono al mondo - tutti con la spada li comando).
In Friuli sotto la tenda di Enzo Demattè
 

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