Poesia di Rosa Staffiere
Io ti guardo
lo ti guardo dormire e vegliare
ti guardo tacere e sospirare
e continuo ad amare, il tuo silenzio e il parlare.
Nel bene e nel male
insieme sempre nel destino fatale!
Ora siam qui, uniti
e mai fummo così lontani e smarriti
con i tuoi silenzi infiniti
con lo sguardo lungo e perduto
nel sidereo silenzio assoluto
e quando io cerbiatto sparuto
mi rifugio tra le tue braccia
s'inumodisce la faccla
so che son lacrime di dolore
poi che ti vedo già assente
solitario e ferito, languente, ti ritieni perdente.
Ignori, mio caro, l'essenza
della piena e fruttuosa esistenza
e mai per un istante l'assenza
della tua ombra o quercia frondosa
con rami forti su cui la nidiata si posa.
In sua vece primeggia ora un cespuglio .
di rovi con spini invasivi qual loglio
ogni cuore ogni mente in subbuglio
e siam come erba riarsa di luglio.
E' rada la tua chioma bionda
la conchiglia più non registra l'onda
lo sciabordar del mare e il sussurro
lontano è il tuo sguardo azzurro.
Ora siam tremuli uccelli incalzatl da paura
noi tallonati dal tempo e dalla sua misura
che tutto logora e tutto usura, e quel tarlo protervo e crudo
disfa di nodo in nodo
il tappeto della nostra esistenza
con perenne incessante sofferenza.
Marzo 1998
Io ti guardo
lo ti guardo dormire e vegliare
ti guardo tacere e sospirare
e continuo ad amare, il tuo silenzio e il parlare.
Nel bene e nel male
insieme sempre nel destino fatale!
Ora siam qui, uniti
e mai fummo così lontani e smarriti
con i tuoi silenzi infiniti
con lo sguardo lungo e perduto
nel sidereo silenzio assoluto
e quando io cerbiatto sparuto
mi rifugio tra le tue braccia
s'inumodisce la faccla
so che son lacrime di dolore
poi che ti vedo già assente
solitario e ferito, languente, ti ritieni perdente.
Ignori, mio caro, l'essenza
della piena e fruttuosa esistenza
e mai per un istante l'assenza
della tua ombra o quercia frondosa
con rami forti su cui la nidiata si posa.
In sua vece primeggia ora un cespuglio .
di rovi con spini invasivi qual loglio
ogni cuore ogni mente in subbuglio
e siam come erba riarsa di luglio.
E' rada la tua chioma bionda
la conchiglia più non registra l'onda
lo sciabordar del mare e il sussurro
lontano è il tuo sguardo azzurro.
Ora siam tremuli uccelli incalzatl da paura
noi tallonati dal tempo e dalla sua misura
che tutto logora e tutto usura, e quel tarlo protervo e crudo
disfa di nodo in nodo
il tappeto della nostra esistenza
con perenne incessante sofferenza.
Marzo 1998
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