Poesia di Rosa Staffiere
Invocata sei o notte
La tua voce era ferma, anche nel pianto
quando mi dicesti: mia cara
anche la Morte ci è stata data in sorte.
Esplose in me il dolore crudo senza pianto
poi che seppi con malinconia
che la tua era una profezìa.
Uscì urlando il cuore dal mio petto
come fa l'uccello trillando il suo mottetto
a me sembrò che zampillasse sangue
e da quel giorno l'anima mia langue.
Quella voce, quel pianto
mi son compagni e nel rimpianto
ti sogno da morto o da vivo
come uomo sereno e giulivo
pur nel quotidiano martirio
e odo nella tempesta: coraggio
ma i brividi mi raggelano pensando a Maggio.
Allora invocata sei o notte,
poi che la tempesta si è rintanata
e io posso stare col mio adorato
che non è morto, ma solo addormentato.
Dicembre 1998
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