Racconto per la festa dei morti -
Una giornata diversa dalle altre -
So che il giorno dei morti è un giorno molto triste per tutti, ma per me è uno dei più belli e più allegri dell'anno.

Certo mi sforzo fin dal mattino di pensare a quelli che non ci sono più, ma a parte il fatto che io ne ho conosciuti pochissimi, proprio non ci riesco.
E se dopo tanti tentativi mi commuovo per quel bambino che abitava vicino a noi e vedevo spesso con sua madre nei negozi ed è stato investito da una macchina, la commozione svanisce in pochi minuti anche se cerco di farla durare il più a lungo possibile. Intendiamoci, anche noi andiamo a trovare i nostri morti, ma siccome sono sepolti in un paesino del mantovano dove tutt'ora abitano i miei nonni e i miei zii e noi andiamo là a passare la giornata fatto che poi si faccia anche una visita al cimitero mi pare una pura combinazione.
Partiamo al mattino che è ancora buio e già questo per me è una cosa stupenda. Ho naturalmente già viaggiato di notte, ma il buio del mattino è un buio diverso con i bagliori impercettibili del giorno che verrà e appena ci allontaniamo dalle case sentiamo cantare il gallo.
Arriviamo che saranno le nove e subito entriamo nella cucina dove la nonna ci ha preparato il caffellatte con certe pizzette dolci che fanno lì.
C'è atceso il camino; c'è un buon odore di fornello a spirito e di legna bruciata e di pane fresco; quando la nonna nel chinarsi per darmi del latte mi sfiora la faccia col suo grembiule nero che sa di molte minestre e dice in mantovano «oh il mio bel bambino» mi metterei a gridare dalla gioia di essere lì e dalla malinconia che purtroppo domani sarà già finito tutto e dovrò tornare a scuola.
Altro che morti! Intanto che facciamo colazione arriva il nonno.
Il nonno fa il giardiniere in un castello medioevale che c'è in paese, che una volta era di un'americana e ora è del comune.
Nonostante sia vecchissimo, perché ha forse sessantacinque anni, al mattino si alza alle quattro, per cui mentre noi facciamo la prima colazione per lui è già ora della seconda e la nonna gli scalda una minestra di pasta e fagioli della sera prima o una zuppa con la cipolla che farebbe risuscitare un morto.
Con i nonni vive una sorella della mamma che è disgraziata, non capisce
niente, sta sempre vicmo al fuoco e quando ci avviciniamo per salutarla borbotta: via via... come si fa con le galline; mio cugino Aldo la stuzzica apposta.
Prende le molle del fuoco e finge di stringerle le gambe; devo confessare che ci
fa molto ridere, perché è anziana ma sembra una bambina.
So che non è una buona azione ma quando c'è mio .cugino non posso farci niente. Lui le fa un mucchio di dispetti; finché ad un certo punto lei chiama la nonna e grida e piange nonostante abbia i capelli già grigi.
La mamma si arrabbia molto, e distribuisce scappellotti, ma - la nonna è dalla nostra parte e dice: «Su, su, si sa , che sono bambini», poi accarezza quella sua figlia disgraziata e le dà un sacchettino di stoffa grigia con delle perline colorate. Lei si acquieta e noi scappiamo fuori.
Stiamo in campagna tutto il giorno dentro le serre del nonno, nella stalla,
nel pollaio, nei prati.
Ma il bello viene la sera. Dopo aver detto il rosario attorno al camino e mangiato quei dolci che chiamano ossa di morto e son duri come sassi, andiamo di sopra a dormire. Dormiamo io e i miei cugini in cinque in un letto matrimoniale; dico dormiamo per modo di dire perché a un certo punto non ci sono più né lenzuola, né coperte, né cuscini, tutto è ammucchiato per terra e solo quando il nonno entra in camicia da notte con uno strano berrettino grigio a dire minaccioso:
«Adesso basta eh... se no picchio!» per incanto ci addormentiamo.
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