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24 Maggio
2012    
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Terra di nessuno: A. Gatti

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Terra di nessuno






di A gatti






















Dietro ai reticolati s'aprivano le trincee. Sprofondavano nel suolo, celate, traditrici;
seguivano le pieghe più favorevoli del terreno, salivano faticosamente, scendevano a precipizio, si nascondevano fra le piante, tagliavano le strade, rigavano i prati; non erano larghe più di un metro e mezzo alla bocca, e quando erano finite, erano profonde due metri; gli uomini avanzavano a fatica, inciampando e scivolando.
Con camminamenti numerosi, tortuosi e sottili, s'allacciavano ai ricoveri e a paesi dove le truppe stavano in riserva.
Dinanzi al reticolato e alla trincea, verso il nemico, si stendeva, fino all'altro reticolato e all'altra trincea, la squallida terra di nessuno.
Fra i reticolati, le trincee, la terra di nessuno, stette schiacciata al suolo, per tre anni e mezzo, la folla senza nome dei fanti d'Italia, dei contadini, degli operai, dei piccoli impiegati.
Stavano a combattere sul più duro suolo che Dio avesse creato.
Una parte era aggrappata disperatamente al Carso.
L'Isonzo dinanzi formava il gran fosso.
Gli Austriaci avevano fatto dell'altipiano di macigno, da Gorizia al mare, una fortezza che pareva inestricabile e inespugnabile.
Già il terreno nemico si difendeva da sé.
Sorgevano da per tutto piccoli monti duri e nudi, senza vegetazione, ognuno dei quali nascondeva un agguato. Il suolo impraticabile era seminato di tagliòle.
Avvicinarsi al nemico era impresa pazza.
Contro il sole o il vento, non c'erano alberi; contro la sete, non c'era acqua; contro l'insidia nemica, non c'era alcun riparo.
Quei fanti che non combattevano sul Carso stavano a guardia della montagna: impresa anch'essa durissima.
Dall'ottobre cominciava a nevicare. Spesso, nella notte, un metro di neve cadeva a coprire i dormienti e i morti.
Con le proprie mani rompevano la roccia a palmo a palmo, accoppiando pietra con terra, il fante, costruiva con pena la strada e il sentiero che salivano i monti.
Il cielo era gelido e muto.
Attraverso le valli e sulle creste dei colli, gli zappatori scavavano con fatica e con pazienza la trincea: la neve continuava a cadere, il freddo era acuto, e si sentiva, al di là, il lavoro del nemico che pure vigilava.


Terra di nessuno: A. Gatti
 

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