Poesia Festa della mamma
L'orfana di Anonimo Popolare Boemo
Du' anni non avea la fanciulletta;
e le è morta la mamma ed è soletta:
ma quando la diventa più grandina,
della mamma dimanda la mischina:
«Dimmelo dunque, o babbo che lo sai,
la mamma mia dove l'han posta mai?».
«La mamma dorme sodo e dormirà,
mai più nessuno non la sveglierà. "
La mamma la riposa in campo santo è
tre passi dal cancello, lì daccanto.»
Sente la bimba ciò che dice il padre,
e corre al campo santo dalla madre.
Collo spilletto rifrugando andava,
e scava col ditino e scava e scava:
e dopoché l'ebbe scavato tanto,
la poverina rompe in un gran pianto.
«Son qui da te: non mi senti mammina?
dimmi, dimmi una sola parolina.»
«O bambinetta mia, parlar non posso:
vedi che ancora ho tanta terra addosso.
L'ha una pietra sul cuore, la tua mamma;
e la brucia la pietra come fiamma.
Ritorna, o mio tesoro, a casa in fretta,
che là c'è un'altra mamma che t'aspetta.»
«Ahimè, quell'altra mamma l'è cattiva:
e tu eri buona, quando tu eri viva.
E se m 'ha a dare il pane qualche volta,
l'altra prima lo volta e lo rivolta;
ma quando c'eri tu che me lo davi,
mi rammento che tu me lo imburravi.
E se quell'altra m'ha da pettinare,
la testa mi fa tutta insanguinare;
ma quando c'eri tu che pettinavi,
mi rammento che tu m'accarezzavi.
E se quell'altra i piedi vuoI bagnarmi,
per le secchie li sbatte a tormentarmi;
è ma quando c'eri tu che li bagnavi,
mi rammento che tu me li baciavi.
E se quell'altra all'acqua va a lavarmi
~ le camicine, non fa che imprecarmi;
r ma quando c'eri tu che le lavavi,
f mi rammento che, all'acqua, tu cantavi.»
«Torna a casa bambina. Di buon'ora
verrò domani a prenderti, all'aurora.»
Torna a casa la bimba e non s'arresta:
la torna a casa e piega giù la testa.
«O babbo, babbo, io sono stata via:
e l'ho veduta, sai, la mamma mia:
e le ho parlato e m'ha parlato anch'ella;
la mamma mia, oh come l'era bella!»
«Dormi tranquilla, chètati, o che fai?
la tua povera mamma più non l'hai.
Tu vaneggi, piccina. Buon Iddio!
Guarda qua intorno, non ci sono che io.»
«Sbrigati, babbo! Su presto, prepara,
preparami, ma subito, la bara.
L'anima mia al Signore, e le mie ossa,
le mie ossa portatele alla fossa;
portatele alla mamma, ché il suo cuore
possa ancora godere del mio amore!»
Geme un dì, l'altro muor la poveretta
e il campo santo, al terzo dì, l'aspetta.
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