
Poesia di Veronica Franco -
Questa la tua fedel Franca ti scrive -
Questa la tua fedel Franca ti scrive,
dolce, gentil, suo valoroso amante;
la qual, lunge da te, misera vive.
Non così tosto, oimè, volsi le piante
da la donzella d'Adria, ove 'l mio core
abita, ch'io mutai voglia e sembiante:
perduto de la vita ogni vigore,
pallida e lagrimosa ne l'aspetto,
mi fei grave soggiorno di dolore;
e, di languir lo spirito costretto,
de lo sparger gravosi afflitti lai,
e del pianger sol trassi alto diletto.
Oimè, ch'io 'l dico e 'l dirò sempre mai,
che 'l viver senza voi m'è crudel morte,
e i piaceri mi son tormenti e guai.
Spesso, chiamando il caro nome forte,
Eco, mossa a pietà del mio lamento,
con voci tronche mi rispose e corte;
talor fermossi a mezzo corso intento
il sole e 'l cielo, e s'è la terra ancora
piegata al mio sì flebile concento;
da le lor spelunche uscite fuora,
piansero fìn le tigri del mio pianto
e del martir, che m'ancide e m'accora;
e Progne e Filomena il tristo canto
accompagnaron de le mie parole,
facendomi tenor dì e notte intanto.
Le fresche rose, i gigli e le viole
arse ha 'l vento de' caldi miei sospiri,
e impallidir pietoso ho visto il sole;
nel mover gli occhi in lagrimosi giri
fermarsi i fiumi, e 'l mar depose l'ire
per la dolce pietà de'miei martiri.
Oh quante volte le mie pene dire
l'aura e le mobil foglie ad ascoltare
si fermar queste e lasciò quella d'ire!
Veronica Franco, nacque a Venezia nel 1546; sposò giovanissima un medico, ma si inserì nella vita galante della città come «cortigiana onesta», «vale a dire d'alto rango e soprattutto circondata di un apparato di eleganza intellettuale che non sempre si esauriva nella funzione di allettante décor» (Baldacci); fu accolta nel prestigioso circolo di Domenico Venier; fu amica del Tintoretto e ospitò il re Enrico III. Nel 1580 inseguito ad un processo del Santo Uffizio, si ritirò dalla vita mondana e si dedicò ad opere di carità. Morì a Venezia nel 1591..
Oltre alle lettere e ad alcune rime sparse, sono da ricordare i capitoli in terzine, le Terze Rime.
Riportato in parte (vv. 1-36) il secondo capitolo delle «Terze Rime» dal Lirici del Cinquecento,
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